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MINERVA PSICHIATRICA

Rivista di Psichiatria, Psicologia e Psicofarmacologia


Official Journal of the Italian Society of Social Psychiatry
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Psichiatrica 2002 Settembre;43(3):151-60

lingua: Italiano

Valutazione psicologica e psicopatologica mediante il Rorschach di un campione di soggetti affetti da disturbo di somatizzazione

De Bertolini C., Andreeto U.


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Obiettivo. Il 16% delle richieste di consulenza che giungono al nostro servizio di Psicologia Medica sono motivate dai colleghi con la presenza, nel paziente, di sintomi fisici non spiegabili con una condizione medica generale. Per valutare con maggiore accuratezza alcuni tratti personologici di tali ammalati ci siamo avvalsi sia del colloquio clinico sia del test di Rorschach. Al fine di focalizzare meglio la ricerca, si è scelto di valutare solo quei pazienti che presentavano una sintomatologia ascrivibile al «Disturbo di Somatizzazione», come classificato dal DSM IV.
Metodi. Dopo la prima visita atta a valutare lo stato psicologico e psicopatologico come richiesto dal collega nella richiesta di consulenza, veniva somministrato, in un successivo incontro, il test di Rorschach. Nessuna delle 16 ricoverate da noi incontrate ha rifiutato il colloquio e il test, anche se tutte hanno manifestato perplessità circa la possibile origine psicologica dei loro disturbi.
Risultati. L'analisi dei protocolli Rorschach ha permesso di stabilire alcuni denominatori comuni. Nelle pazienti con Disturbo di Somatizzazione vi è la quasi totale assenza di risposte G combinatorie e di movimento. La scomparsa di questi due fattori, si può interpretare come un tentativo di rimuovere le rappresentazioni disturbanti e alla «lotta» contro il contenuto latente delle tavole. Lo sforzo di non «far trasparire nulla» (belle indifference) viene osservato dalla brusca caduta delle G+%, delle F+% e dalle risposte Ban. Per quanto riguarda il registro dell'affettività, si rileva un consistente aumento delle risposte colore con il conseguente ET1 (Erlebnistypus) marcatamente extratensivo. L'abbondante produzione di risposte colore esprime spesso la «drammatizzazione» cioè la messa in scena di rappresentazioni e d'affetti tramite scenari che ne permettono una più o meno riuscita elaborazione. Il sovrainvestimento dei colori rappresenta, per questi pazienti, ipersensibilità sensoriale utilizzata per lottare contro l'angoscia causata dall'emergere di rappresentazioni inconsce, spesso legate al fallimento di un buon legame con la figura materna. Da un punto d'adattamento sociale, si riscontra un significativo calo delle risposte a contenuto umano che esprimono la grossa difficoltà d'interazione con le altre persone, di manifestazione dei propri vissuti emotivi e condivisione delle proprie difficoltà.
Conclusioni. Il complesso approccio ai pazienti con Disturbo di Somatizzazione rappresenta la necessità e l'opportunità di una collaborazione fra professionalità diverse, al fine di impostare un più adeguato progetto terapeutico che non sfoci, come spesso accade, in agiti espulsivi da parte dei sanitari e nella continua ricerca di «soluzioni somatiche»da parte dei pazienti.

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