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ULTIMO FASCICOLOMINERVA PNEUMOLOGICA

Rivista sulle Malattie dell’Apparato Respiratorio


Official Journal of the Italian Society of Thoracic Endoscopy
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Pneumologica 2011 Dicembre;50(4):267-82

lingua: Inglese

Biomarcatori di stress ossidativo, infiammazione e funzione cardiovascolare nell’apnea del sonno

Carpagnano G. E., Lacedonia D., Bergantino L., Sabato R., Forte L., Foschino-Barbaro M. P.

Department of Medical and Occupational Sciences, Institute of Respiratory Disease, University of Foggia, Foggia, Italy


PDF  ESTRATTI


La sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS) si sta affermando come uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare e cerebrovascolare. I meccanismi putativi coinvolti nella patogenesi della malattia cardiovascolare nell’OSA, tra gli altri, comprendono lo stress ossidativo, l’infiammazione sistemica e disfunzione endoteliale. L’ipossia intermittente, il trauma meccanico delle vie aeree e l’obesità sono tutti fattori spesso coesistenti nei soggetti con OSAS, che possono causare l’infiammazione sistemica e locale e un eccesso di radicali liberi, alla base dello stress ossidativo. Diversi sono i marcatori di infiammazione che sono stati associati all’aumento del rischio cardiovascolare. Tra essi vi sono le molecole di adesione cellulare come l’ICAM-1, svariate citochine come il fattore di necrosi tumorale alfa e le interleuchine 6 e 8, oltre che la proteina C-reattiva. Tuttavia, nonostante vi sia una crescente evidenza che i processi infiammatori hanno un ruolo importante nella patogenesi delle complicanze cardiovascolari nei pazienti con OSAS e anche se molti dei marcatori di infiammazione e stress ossidativo risultano più elevati in questi pazienti, attualmente il loro controllo non è incluso nella gestione quotidiana di questa malattia. Lo scopo di questa review è fare il punto della situazione su quelle che sono le attuali conoscenze sui legami tra biomarcatori di stress ossidativo, infiammazione e rischio cardiovascolare nell’OSA. Si pone inoltre particolare attenzione anche alle nuove metodiche non invasive oggi disponibili per lo studio dell’infiammazione e dello stress ossidativo e che potrebbero in futuro divenire di uso comune nel monitoraggio della malattia.

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