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MINERVA PNEUMOLOGICA

Rivista sulle Malattie dell’Apparato Respiratorio


Official Journal of the Italian Society of Thoracic Endoscopy
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REVIEW  DISTURBI DEL SONNO


Minerva Pneumologica 2009 December;48(4):307-29

Copyright © 2009 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Obesità e disturbi della respirazione durante il sonno: diagnosi, implicazioni cliniche e trattamento

Piper A.1,2

1 Department of Respiratory and Sleep Medicine, Royal Prince Alfred Hospital, Camperdown NSW, Australia
2 Woolcock Institute of Medical Research University of Sydney, Sydney, Australia


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L’obesità rappresenta un grave problema per la salute pubblica, dal momento che aumenta in maniera significativa la morbidità e mortalità per cause cardiovascolari. Negli ultimi anni, diversi studi epidemiologici su larga scala hanno sottolineato l’associazione presente tra apnea ostruttiva notturna (obstructive sleep apnea, OSA) ed alterazioni cardiovascolari. Attualmente, non è chiaro se l’apnea notturna rappresenti un meccanismo. Causale nello sviluppo e nella progressione della malattia cardiovascolare, o se le due condizioni cliniche siano legate da un’entità comune, ovvero dall’obesità. Senza dubbio, attuali evidenze suggeriscono che la OSA debba essere considerata come un fattore di rischio cardiovascolare, che può essere modificabile con un trattamento adeguato. Persino livelli lievi di OSA sono stati associati ad una morbidità significativa, influendo negativamente sulle funzioni diurne e sulla qualità della vita. L’impatto della OSA in pazienti con altri disordini caratterizzati da infiammazione sistemica, quali COPD od obesità patologica, può determinare esiti clinici particolarmente infausti, se non riconosciuta e trattata in maniera tempestiva. Pertanto, è importante che i clinici mantengano un alto livello di sospetto riguardo alla possibilità di OSA negli individui affetti da obesità. Benché il trattamento più efficace per l’OSA sia la pressione positiva continua nelle vie aeree, il miglioramento in seguito a questo trattamento è limitato, sottolineando la necessità di sviluppare terapie meglio tollerate per questo disordine.

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