Home > Riviste > Minerva Pediatrica > Fascicoli precedenti > Minerva Pediatrica 2013 August;65(4) > Minerva Pediatrica 2013 August;65(4):417-25

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

MINERVA PEDIATRICA

Rivista di Pediatria, Neonatologia, Medicina dell’Adolescenza
e Neuropsichiatria Infantile


Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,532


eTOC

 

REVIEW  


Minerva Pediatrica 2013 August;65(4):417-25

lingua: Inglese

Trattamento chirurgico dell’idrocefalo postemorragico infantile

Massimi L., Di Rocco C.

Department of Pediatric Neurosurgery, Sacro Cuore Catoholic University, Policlinico A. Gemelli, Rome, Italy


PDF  


L’incidenza dell’idrocefalo postemorragico (IPE) si mantiene stabile nel tempo poiché i progressi nell’assistenza perinatale permettono di ridurre il rischio di emorragia del bambino prematuro e, allo stesso tempo, di aumentare le possibilità di sopravvivenza dei bambini che svilupperanno IPE. I soggetti con ventricolomegalia sintomatica (solitamente quelli con emorragia di grado III e IV secondo Papile) sono candidati al trattamento. Il trattamento transitorio si basa o sulla terapia medica o su manovre chirurgiche transitorie (punture lombari, reservoir sottocutaneo, drenaggio ventricolare esterno, brain wash) con l’obiettivo di evitare o procrastinare l’intervento chirurgico definitivo. La derivazione ventricolo-peritoneale rimane tuttora la procedura chirurgica più utilizzata per l’IPE. Tuttavia, in particolare nei bambini gravemente prematuri, questa metodica è gravata da un alto rischio di complicazioni quali infezioni, ostruzione della derivazione ed erosione cutanea. In effetti, l’IPE è uno dei tipi di idrocefalo che più di frequente richiede re-interventi (circa 30% dei casi). La diffusione della neuroendoscopia ha ridotto il rischio di tali complicazioni sebbene non abbia influenzato significativamente il numero di re-interventi. L’endoscopia è utile soprattutto nella gestione delle complicazioni dell’emorragia permettendo, ad esempio, di aspirare coaguli residui, fenestrare eventuali setti o cisti intraventricolari, o trattare ventricoli isolati mediante settostomia o acqueduttoplastica. Tali manovre consentono di evitare shunt multipli e quindi di ridurre il rischio di complicazioni. Tuttavia, la terzoventricolostomia endoscopica, che rappresenta il trattamento endoscopico definitivo dell’IPE, è efficace solo in un terzo dei pazienti, richiedendo spesso operazioni aggiuntive. Le ragioni di tali fallimenti vanno ricercate nell’immaturità dei sistemi di riassorbimento del liquor, nell’ostruzione degli spazi subaracnoidei e nella bassa pressione intracranica.

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail

lmassimi@email.it