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Rivista di Pediatria, Neonatologia, Medicina dell’Adolescenza
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Minerva Pediatrica 2006 Dicembre;58(6):537-49

 REVIEW

Candidiasi sistemiche neonatali

Stronati M., Decembrino L.

Neonatal Intensive Care Unit, Fondazione I.R.C.C.S. Policlinico S. Matteo, Pavia, Italy

Nelle ultime due decadi le infezioni sistemiche da funghi hanno assunto un ruolo di primo piano tra le infezioni nosocomiali. La C. albicans è responsabile del 75% dei casi di candidiasi neonatale; anche se recentemente la diffusione della C. parapsilosis è aumentata in maniera significativa. La più alta incidenza si registra tra i nati di peso molto basso alla nascita (very low birth weight, VLBW) che costituiscono un gruppo a rischio a causa delle caratteristiche fisiche e delle procedure diagnostico-terapeutiche invasive cui vengono sottoposti.
La colonizzazione sembra essere il fattore di rischio più importante per l’insorgenza di un’infezione sistemica, in relazione al sito colonizzato, alla specie coinvolta e al tipo di colonizzazione. I test sierologici presentano una bassa specificità e sensibilità e, in molti casi, non consentono di distinguere tra infezione e colonizzazione. L’emocoltura, pur essendo il test migliore per la diagnosi di infezione sistemica, può risultare negativa a causa della lenta replicazione dei funghi rispetto ai batteri nei terreni di coltura. Pertanto la difficoltà di diagnosi e l’aspecificità dei reperti clinici possono giustificare una terapia empirica. L’amfotericina B (AmB) da sola o con la 5-fluorocitosina rimane il farmaco di scelta. Il fluconazolo rappresenta una valida alternativa. Di recente sono state introdotte nuove formulazioni lipidiche di AmB per ovviare a possibili effetti tossici. La prognosi dipende dal micro-organismo coinvolto, con un più alto indice di mortalità in presenza di C. albicans. A causa degli alti tassi di mortalità, la prevenzione assume un ruolo primario e consiste nel ridurre il più possibile i vari fattori di rischio.


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