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MINERVA PEDIATRICA

Rivista di Pediatria, Neonatologia, Medicina dell’Adolescenza
e Neuropsichiatria Infantile


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REVIEW  


Minerva Pediatrica 2006 August;58(4):341-5

Copyright © 2006 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Endocrine disrupters e gonade maschile

Guarneri M. P., Colombo I., Chiumello G.

Unità Operativa di Pediatria e Neonatologia Università Vita e Salute San Raffaele, Milano


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Sono sempre maggiori in letteratura le segnalazioni di un aumento nella prevalenza della patologia uro-andrologica sia di tipo malformativo che degenerativo e parallelamente viene descritto un decadimento nella qualità del liquido seminale con un ridotto indice di fertilità nel maschio. Tali dati, anche se controversi, hanno aperto un vivace dibattito scientifico mirato a focalizzarne le possibili cause. Fattori che universalmente sono considerati come potenzialmente interferenti con lo sviluppo e la funzionalità gonadica sono gli endocrine disrupters, sostanze esogene in grado di interferire in fase antenatale e postatale con il delicato equilibrio endocrino e che possono determinare effetti tossici immediati o più subdolamente a lungo termine. In particolare quando si consideri la gonade maschile l’attenzione è focalizzata sugli endocrine disrupters ad azione estrogenica o anti androgenica. La diffusione degli endocrine disrupters è ubiquitaria e in costante aumento e sono sempre maggiori le segnalazioni di effetti tossici sia sull’animale che sull’uomo. La loro potenzialità tossica sembra essere correlata al momento espositivo, identificando la vita antenatale ed evolutiva come momenti di particolare suscettibilità, e al sesso del bersaglio configurando il maschio come “sesso debole” nei confronti del danno tossico ambientale. Viene così a definirsi una criticità che permette una interessante rilettura della patologia uro-andrologica e che permette una intrigante concatenazione causa-effetto dei fenomeni sopra citati.

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