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ULTIMO FASCICOLOMINERVA PEDIATRICA

Rivista di Pediatria, Neonatologia, Medicina dell’Adolescenza
e Neuropsichiatria Infantile

Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,532

Periodicità: Bimestrale

ISSN 0026-4946

Online ISSN 1827-1715

 

Minerva Pediatrica 2006 Febbraio;58(1):1-7

 ARTICOLI ORIGINALI

Longitudinal psychosocial outcomes in two cohorts of adult survivors from childhood acute leukemia treated with or without cranial radiation

Massimo L. M. 1, Wiley T. J. 2, Bonassi S. 3, Caprino D. 1

1 Department of Pediatric Hematology and Oncology G. Gaslini Research Children’s Hospital Genova, Italy
2 Scientific Direction G. Gaslini Research Children’s Hospital Genova, Italy
3 Unit of Molecular Epidemiology National Cancer Research Institute, Genova, Italy

Obiettivo. Nel 1982 sono stati sottoposti a un dettagliato studio psicologico 60 bambini affetti da leucemia linfoblastica acuta, trattati tra 1974 e il 1978 con o senza irradiazione del cranio, che erano in completa remissione e che avevano interrotto la terapia da almeno 2 anni. Tutti i pazienti che erano stati sottoposti a irradiazione del cranio evidenziavano un indebolimento della memoria. A distanza di 20 anni, 49 di loro erano ancora viventi. In occasione del 30° anniversario del nostro Dipartimento, abbiamo contattato i loro genitori, invitandoli a un incontro. Hanno accettato l’incontro 43 pazienti. Volevamo ottenere più informazioni possibili circa il loro stato di salute e il loro status psicosociale. L’obiettivo principale del nostro studio è stato verificare se vi fosse una qualsiasi differenza tra i 2 gruppi (sottoposti o meno a irradiazione del cranio) e di valutare la loro performance psicosociale, confrontandola con quella di soggetti italiani paragonabili sulla base dei dati dell’ultimo censimento nazionale (Census 2001).
Metodi. Per gli incontri abbiamo scelto lo stile narrativo, dal momento che molti dei pazienti ci conoscevano solo dai racconti dei loro genitori e che non ritenevamo idoneo fornire loro dei questionari o fare loro un’intervista canonica. La maggior parte di essi non sapeva nemmeno quale fosse il nome della malattia che li aveva colpiti. Il nostro studio dimostra che l’intero gruppo di sopravissuti aveva raggiunto un buon sviluppo fisico, cognitivo, emozionale e comportamentale. Seguendo l’approccio narrativo siamo stati in grado di ottenere informazioni personali dettagliate e di fare una valutazione delle capacità di ognuno.
Risultati. I risultati non hanno evidenziato differenze tra i 2 gruppi di sopravvissuti e il gruppo di coetanei di controllo estratto dai dati del censimento del 2001, per quanto riguarda gli aspetti sia educativi sia occupazionali. Vi era un solo disoccupato (per altro laureato). Il tipo di lavoro dei padri rifletteva perfettamente il dato nazionale e, in molti casi, i sopravvissuti avevano migliorato il loro livello sociale. Circa il matrimonio e i figli, non è emersa alcuna differenza tra i 2 gruppi. Statisticamente tutti questi aspetti erano paragonabili al dato nazionale.
Conclusioni. L’analisi e il confronto della qualità di vita dei sopravvissuti a lungo termine al cancro possono fornire importanti informazioni e dettagli, contribuendo a migliorare l’approccio ai nuovi casi diagnosticati, non solo per quanto riguarda i protocolli di trattamento, ma anche per gli aspetti psicosociali.

lingua: Inglese


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