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MINERVA PEDIATRICA

Rivista di Pediatria, Neonatologia, Medicina dell’Adolescenza
e Neuropsichiatria Infantile


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RELAZIONI  IX CONGRESSO NAZIONALE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI MEDICINA DELL'ADOLESCENZA - Catanzaro, 24-26 Ottobre 2002


Minerva Pediatrica 2002 Dicembre;54(6):489-506

lingua: Italiano

Un mondo a misura dei ragazzi e dei giovani. ''Dei ragazzi e dei giovani intorno a noi e del bambino e dell'adolescente interiore dentro di noi''

Parsi M. R.


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Verso la fine dell'Ottocento in America un tribunale per i maltrattamenti degli animali si trovò avanti ad un causa particolare: discuteva per la prima volta un caso di maltrattamento su un bambino. A molti può sembrare paradossale che una tale questione venisse discussa in un tribunale istituito a ben altre funzioni, ma non fu un errore dovuto alla mancanza di spazi in tribunali civili, né un errore di competenza: si trattava dell'unica sede giudicata come appropriata per discutere dei diritti di un bambino, i cui abusi subiti erano trattati alla stregua di quegli sugli animali. Nonostante la espressa parte dedicata ai bambini nella dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1789, bisognava aspettare la Convenzione di Ginevra del 1924 perché si arrivasse con alla stesura della prima dichiarazione dei diritti del Fanciullo, cinque i principi fondamentali: diritto ad un sano sviluppo psicofisico, a essere nutrito, curato, riportato ad una vita normale se demoralizzato, accudito e aiutato in caso di orfani. Ma soltanto con la Convenzione internazionale dei diritti dell'infanzia di New York nel 1989 che si riesce ad elaborare un testo per la piena e più completa protezione dell'infanzia, due secoli dopo la prima pronuncia in occasione della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Due secoli di lotte e di prese di coscienze per i bambini (e parallelamente per le donne e le madri) del mondo, due secoli che hanno prodotto in tutto il globo l'idea completa del bambino come soggetto di diritti e parte attiva della contemporaneità. Ma l'esame della realtà attuale pone direttamente la questione principale: Se non si stabilisce un circolo virtuoso fra diritti, cultura dell'infamia e doveri degli adulti, allora le dichiarazioni di questo secolo dovranno attendere ancora molti anni prima di essere lettera viva. Che cosa va fatto quindi perché le dichiarazioni e le convenzioni sui diritti non rimangano mera espressione di principi? Non può esserci evoluzione delle condizioni di vita dei bambini, né tutela dei loro diritti, se non si crea una cultura dell'infanzia basata su due presupposti: diritti dei bambini e doveri degli adulti nei confronti dei bambini. Oggi è prima di tutto necessaria un esatta e più completa conoscenza dei diritti dei bambini, a partire dal diritto alla loro libertà, all'esperienza, all'opinione, alle pari opportunità di sviluppo ed all'educazione, alla difesa contro tutti i tipi di abusi, alla famiglia.
Ma parallelamente bisogna agire sulla sfera dei doveri di genitori e adulti: si tratta di costruire insieme ai diritti anche un sistema culturale che faccia corrispondere alle prerogative dei bambini dei corrispettivi doveri degli adulti, una cultura di valori che responsabilizzi attraverso un processo di consapevolezza personale e di formazione genitoriale. L'adulto deve armonizzarsi personalmente nel rapporto con la vita, in modo da non compromettere le formazione del bambino: si deve evitare l'idea di un «futuro vulnerabile», insicuro e senza difese per i bambini e i ragazzi futuri adulti. A questo deve provvedere anche un terzo fattore, e cioè la società moderna, tenuta a costruire strutture (tra loro collegate mediante un'azione progettuale interdisciplinare e attraverso le possibilità che «anche» la moderna tecnologia offre loro), a fornire opportunità e leggi che favoriscano e tutelino la personalità sia del bambino che dell'adulto. Notevole valore assumerebbe in questo caso la stesura di una «Carta dei Doveri degli adulti nei confronti dei bambini e degli adolescenti» che favorisca la nascita di nuove norme e convenzioni nazionali e internazionali volte ad una nuova concezione della società intesa come insieme di più parti, bambini, ragazzi, adulti, ognuna soggetto di diritti. Per questa via l'impegno delle singole associazioni, organizzazioni e istituzioni avvierebbe un processo di sviluppo sociale che ad oggi è l'ultima e l'unica vera rivoluzione possibile per migliorare le condizioni di vita della persona in quanto tale, e non soltanto in quanto cittadino di questo o quello stato.
In conclusione: non ci potrà esser sviluppo possibile se non provvederemo come comunità internazionale alla tutela dei primi cittadini del mondo, che sono e saranno sempre i bambini. In tal senso la Psicoanimazione, che è una metodologia di intervento psicopedagico-culturale, che si basa sull'approccio «olistico» ed utilizza tecniche cognitive, creative, corporee per favorire, nell'individuo e nel gruppo, quella «crescita», quella «consapevolezza» quella «responsabilità» che hanno «radici» nella conoscenza di sé e nella possibilità di acquisire strumenti culturali scientificamente e umanisticamente idonei ad «agire» individualmente e collettivamente, il «cambiamento» delle società umane, si pone quale obiettivo la diffusione della Cultura dell'Infanzia e dell'Adolescenza. Infatti, per la Psicoanimazione che vuol dire: («dare anima all'anima» utilizzando tutti i linguaggi in modo interdisciplinare per la comunicazione e l'integrazione sociale) al fine di consentire autenticamente conoscenza, comunicazione e scambio tra gli esseri umani) l'ultima «rivoluzione possibile» è quella legata all'affermarsi, in tutto il mondo di una Cultura dell'Infanzia e dell'Adolescenza. Quale possibilità che esso si trasformi in: «un mondo a misura di bambino»: dei bambini intorno a noi e del bambino dentro di noi!

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