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MINERVA PEDIATRICA

Rivista di Pediatria, Neonatologia, Medicina dell’Adolescenza
e Neuropsichiatria Infantile


Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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REVIEW  


Minerva Pediatrica 2002 April;54(2):105-12

Copyright © 2002 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Integration of statistical theory and practical clinical expertise. Polymerase chain reaction testing of the HIV-exposed infant

Benjamin D. K. Jr.


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I test di laboratorio di cui disponiamo per esaminare i neonati esposti al virus della sindrome di immunodeficienza acquisita (HIV) sono sensibilmente migliorati negli ultimi dieci anni. La tecnica della polimerasi chain reaction (PCR) ha reso possibile una diagnosi accurata entro i primi 4 mesi di vita, e le migliorate sensibilità e specificità del test hanno ovviato alla necessità di un follow-up sierologico nella maggior parte dei neonati HIV-esposti. I pediatri possono utilizzare il test della PCR e i dati forniti dall'analisi statistica per sviluppare un algoritmo razionale nella diagnostica dei neonati HIV-esposti. Dopo aver stratificato i piccoli pazienti in base al rischio, il pediatra può scegliere fra l'esecuzione di 2 o 3 test della PCR oppure proseguire nel follow-up sierologico. I piccoli nati da madri in terapia antiretrovirale altamente efficace (HAART) al momento del parto, con carica virale bassa o non misurabile, e che non vengono allattati al seno, dovrebbero essere considerati a basso rischio. Questi neonati dovrebbero essere sottoposti a due PCR-test, rispettivamente a 1 e a 4 mesi dalla nascita. I piccoli nati da madri con carica virale sconosciuta o elevata al momento del parto, e che non sono allattati al seno, dovrebbero essere considerati a rischio moderato. Questi bambini dovrebbero essere sottoposti a tre PCR-test, tutti con esito negativo: uno durante il primo mese di vita, un altro dopo il primo mese e l'ultimo dopo il quarto mese. I neonati allattati al seno andrebbero considerati a rischio elevato e sottoposti a tre PCR-test, tutti con esito negativo, poi a un PCR-test ogni tre mesi fino allo svezzamento, e infine a follow-up sierologico. Qualsiasi PCR-test con esito positivo richiede la conferma virologica e il follow-up sierologico.

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