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MINERVA PEDIATRICA

Rivista di Pediatria, Neonatologia, Medicina dell’Adolescenza
e Neuropsichiatria Infantile


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ARTICOLO SPECIALE  


Minerva Pediatrica 2002 February;54(1):63-74

Copyright © 2002 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

L'autonomia del medico nella scelta e nella gestione dell'intervento terapeutico. Aspetti medico-legali

Bolino G., Alfano C.


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Affrontare il delicato argomento dell'autonomia del medico nella scelta e nella gestione dell'intervento terapeutico significa addentrarsi nell'intima essenza professionale e deontologica. La libertà professionale di «come curare» resta anche al giorno d'oggi l'espressione più viva della professione medica e, nel rispetto della finalità primaria della tutela del bene salute, deve comunque confrontarsi con: le scelte del paziente consapevole o dei suoi legali rappresentanti; le linee guida; la equa allocazione delle risorse. Su tali basi l'Autore espone brevi riflessioni su alcuni argomenti di frequente riscontro nella prassi operativa del pediatra e del neonatologo: dall'autonomia del medico nell'iter diagnostico-terapeutico, con particolare riferimento alla prescrizione dei farmaci ed alle sottili differenze rispetto alla sperimentazione farmacologica, alla promozione e tutela dell'allattamento al seno, con esplicita disamina della recente Circolare del Ministero della Sanità n. 16 del 24.10.2000 («Promozione e tutela dell'allattamento al seno») che potrebbe evidenziare, ad una sommaria lettura del testo, restrizioni alla autonomia decisionale del pediatra. Particolare enfasi viene altresì data alle problematiche medico-legali dell'assistenza al neonato ad alto rischio. L'esercizio della neonatologia pone sovente il medico di fronte a momenti decisionali «critici», dai non trascurabili risvolti etico-deontologici, prima ancora che giuridici e medico-legali. Vengono quindi proposti alcuni parametri decisionali cui fare riferimento: il criterio statistico, il criterio legale ed il criterio clinico, l'unico capace di adeguarsi al progresso scientifico ed alle specifiche disponibilità tecnico-professionali del centro sanitario in cui si è chiamati ad intervenire per salvaguardare anche la semplice «possibilità» di vita autonoma del feto. In tale ottica, pertanto, la cosiddetta vitalità cronologica e le statistiche scientificamente fondate si inseriscono fra i tanti criteri disponibili di valutazione clinica. Se il criterio clinico non è soddisfatto, se cioè si ritiene che il prodotto del concepimento non è vitale e mai realmente vive nella completezza biologica del termine, allora la omissione del sostegno terapeutico non ha particolare rilevanza ad ogni effetto deontologico e giuridico. Si verserebbe in effetti in un vero e proprio accanimento terapeutico, eticamente e deontologicamente scorretto. In definitiva, anche nelle fasi estreme della vita vi deve essere una presenza partecipe del medico ‹ non solo con la somministrazione di terapie palliative ma soprattutto fornendo assistenza morale ‹ a sancire l'ineluttabile termine dell'alleanza terapeutica, di quel «sentire insieme» che rappresenta il significato più letterale e profondo della parola «con-senso», indicativa sì di «informazione» ma di certo maggiormente di «colloquio» ed «empatia» con il paziente ed i suoi congiunti.

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