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Rivista di Ortopedia e Traumatologia

Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
Indexed/Abtracted in: EMBASE, Scopus, Emerging Sources Citation Index

Periodicità: Trimestrale

ISSN 0026-4911

Online ISSN 1827-1707

 

Minerva Ortopedica e Traumatologica 2013 Febbraio;64(1):73-81

 ARTICOLI ORIGINALI

Outcome di 48 fratture bicolonnari di acetabolo con cinque anni di follow-up

D’Amelio A., Nicodemo A., Favuto M., Schirò M., Violante E., Drogo N., Casale V., Massè A.

Department of Orthopedics and Traumatology, San Luigi Gonzaga Hospital, Orbassano, Turin, Italy

Obiettivo. Le fratture bicolonnari di acetabolo sono spesso una vera sfida per il traumatologo pelvico, dal momento che richiedono capacità diagnostiche e tecniche chirurgiche impegnative. Questo lavoro analizza i dati della nostra esperienza nel trattamento di queste fratture, valutandone outcome clinico e radiologico e correlazione con i più noti fattori prognostici.
Metodi. Tra il 2002 e il 2009 sono state trattate chirurgicamente 48 fratture bicolonnari di acetabolo presso due strutture ospedaliere dell’Università degli Studi di Torino. L’età media al momento del trauma era di 39 anni, e le donne erano il 25%. Quaranta pazienti sono stati trattati con un approccio singolo ileoinguinale, sette pazienti con un doppio approccio, un paziente direttamente con l’impianto di una PTA su frattura. L’outcome clinico è stato valutato con l’Harris Hip Score modificato, quello radiologico in base ai criteri di Matta.
Risultati. Il valore medio di HHS modificato è stato dell’89,3%. Le riduzioni anatomiche il 47% e i risultati radiologici soddisfacenti a lungo termine il 67%. Sono state registrate complicanze quali ossificazioni etero topiche (2/48), un danno intraoperatorio all’arteria glutea, sei casi di parestesie temporanee del nervo femoro cutaneo, un caso di ipostenia nel territorio di pertinenza del nervo sciatico. Sei pazienti hanno sviluppato artrosi post-traumatica. La qualità della riduzione si è confermata come il più forte fattore prognostico.
Conclusioni. Il trattamento di queste fratture da parte di un chirurgo pelvico con un’accurata riduzione può evitare l’insorgenza di artrosi post-traumatica dell’anca coinvolta.

lingua: Inglese


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