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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


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Minerva Ortopedica e Traumatologica 2012 December;63(6):465-9

Copyright © 2012 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

L’acido tranexamico (ta) permette di ridurre il rischio trasfusionale nella protesica di ginocchio di primo impianto: studio prospettico comparativo di 30 pazienti

Ranaldo D. 1, Castelli C. C. 1, Gotti V. 1, Cella E. 2

1 Unit of Orthopedics and Traumatology, Ospedali Riuniti di Bergamo, Bergamo, Italy;
2 Department of Pharmaceutics, University of Padua, Padua, Italy


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Obiettivo. Le perdite ematiche e il ricorso alla trasfusione di emoderivati nella protesica del ginocchio sono una pratica piuttosto consueta. Il gesto chirurgico abbinato all’uso di tourniquet porta ad un aumento del sistema fibrinolitico e di conseguenza alla perdita di sangue. L’ acido tranexamico (TA) agisce legandosi a uno degli enzimi della cascata coagulativa inibendone la fibrinolisi. Scopo dello nostro studio è stato quello di valutare l’efficacia del TA in 30 pazienti sottoposti a protesi totale di ginocchio monolaterale al fine ridurre le perdite ematiche intra- e postoperatorie e stilare un protocollo ottimale.
Metodi. Il protocollo prevedeva 2 somministrazioni, di cui una 10 minuti prima l’attivazione del laccio pneumatico e la seconda 10 minuti prima la disattivazione dello stesso, (tempo identificato con il termine della cementazione protesica) di TA alla dose di 10 mg/kg diluito in 100 mg di fisiologica 0,9%; infusione lenta in circa 10 minuti. Sono quindi state valutate le perdite postoperatorie e il ricorso alle eventuali trasfusioni, monitorati i valori della crasi ematica ed eseguito lo screening per la profilassi anti-TVP.
Risultati. È importante notare il valore medio di emoglobina ed ematocrito: in fase di dimissione, che in genere avviene entro 7 giorni, i pazienti vengono indirizzati a istituti di riabilitazione postoperatoria (in media per 6-9 giorni). I pazienti nel gruppo TA sono stati dimessi con un valore di emoglobina >10,9 g/dl e di ematrocrito del 38%, mentre quelli nel gruppo non-TA avevano in media un valore di emoglobina pari a 10,1 e un ematocrito pari al 34,6% (P=0,044). I valori del sangue periferico sono stati monitorati e controllati per la profilassi per trombosi venosa profonda.
Conclusioni. L’assenza di complicanze e i risultati promettenti nonché significativi riguardo la riduzione delle perdite ematiche e quindi del numero relativo di trasfusioni ci incoraggiano a proseguire su questa strada per ottenere una riduzione dei costi e una migliore soddisfazione del paziente.

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