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ULTIMO FASCICOLOMINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia

Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
Indexed/Abtracted in: EMBASE, Scopus, Emerging Sources Citation Index

Periodicità: Trimestrale

ISSN 0026-4911

Online ISSN 1827-1707

 

Minerva Ortopedica e Traumatologica 2011 Dicembre;62(6):435-42

 ARTICOLI ORIGINALI

Trattamento mediante ultrasuoni in classe E delle periartriti scapolo-omerali

Brunello E., Bissoli L., Gallo P., Cantamessa G.

Studio Prof. A. Squassabia Radiologia e Terapia Fisica s.a.s., Verona, Italia

Obiettivo. Scopo del nostro studio è stato quello di valutare l’efficacia terapeutica degli ultrasuoni in Classe E (USE) nella periartrite calcifica di spalla (PSO), sia in termini di riduzione del dolore, sia in termini di miglioramento del ROM e della conseguente funzionalità, sia infine in termini di riduzione, strumentalmente comprovata, del diametro delle calcificazioni.
Metodi. Nel periodo settembre 2009-settembre 2010 abbiamo reclutato 12 soggetti di ambo i sessi, di età media 52,67 anni e con diagnosi di periartrite calcifica di spalla effettuata mediante esame clinico ed indagini strumentali (radiografia, ecografia e/o RMN). La diagnosi era precedente allo studio di un periodo minimo di 1 mese e massimo di 72, con una media di 13 mesi.
Risultati. Dei 12 pazienti trattati, 11 hanno evidenziato un significativo decremento del dolore soggettivo, misurato mediante VAS. Il 75% dei pazienti ha inoltre dimostrato una scomparsa delle calcificazioni radiologicamente e/o ecograficamente documentata, a 3 mesi dal trattamento. Solo un paziente non ha beneficiato né soggettivamente né ai test clinici del trattamento eseguito, corrispondente ad una percentuale dell’8,3% dei casi trattati. L’effetto antalgico e la frantumazione delle calcificazioni sono conseguenti all’effetto meccanico diretto e all’effetto cavitazione prodotto dagli USE utilizzati. L’unico paziente che soggettivamente non ha beneficiato del trattamento non ci pare apportare un dato scoraggiante poiché si tratta del solo caso in cui la PSO era stata diagnosticata da 72 mesi, periodo molto maggiore rispetto alla media degli altri pazienti in studio (13 mesi).
Conclusioni. La riduzione importante della VAS ed il conseguente recupero del ROM articolare in tutti gli altri 11 casi, con miglioramento ai test clinici, in pazienti sino ad allora refrattari ai più comuni trattamenti non invasivi mediante terapie fisiche standard, a nostro parere incoraggia nuovi studi sul possibile utilizzo di questa metodica nelle PSO, ulteriormente avvalorato dalla scomparsa delle calcificazioni, radiologicamente ed ecograficamente documentata, nel 75% dei casi trattati.

lingua: Italiano


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