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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


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  ORTHOPEDIC TRAUMA UPDATE PARTE II


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2009 December;60(6):571-82

Copyright © 2009 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Artroplastica dell’anca nel trattamento della frattura e della non-unione sub-trocanterica

Talmo C. T., Weiss E., Bono J. V.

New England Baptist Hospital, Boston, MA, USA


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Storicamente, le fratture d’anca peri-trocanteriche, comprese le fratture sub-trocanteriche, sono state trattate con riduzione a cielo aperto e con fissazione interna, utilizzando dispositivi a piastra di forma elicoidale, come ad esempio il dynamic hip screw (DHS) oppure il dynamic condylar screw (DCS) oppure ancora il chiodo cefalo-midollare. Viti telescopiche, come ad esempio il DHS permettono la collimazione della frattura con il carico del peso, con aumento della stabilità nelle fratture intertrocanteriche, tuttavia ciò può determinare la dislocazione e il fallimento meccanico nei casi in cui la frattura si estenda nella regione sub-trocanterica. Il chiodo cefalo-midollare fornisce una miglior distribuzione di carico a livello del femore prossimale e più recentemente è divenuto sempre più popolare ed impiegato, nonostante ciò, anch’esso è soggetto a non-unione e insuccesso meccanico nei pazienti affetti da grave osteopenia. I pazienti affetti da grave osteoartrite sintomatica dell’anca con frattura del femore prossimale sono a maggior rischio di uno scarso recupero funzionale a seguito della fissazione interna e con una probabilità maggiore richiederanno un successivo intervento chirurgico di conversione. Nei casi di anca non affetta da artrite l’emi-artroplastica o l’artroplastica totale d’anca dovrebbe essere presa in considerazione con ragionevolmente buoni risultati se il fallimento meccanico è prevedibile a causa di una scarsa qualità dell’osso o a causa di un pattern di frattura altamente instabile. Quando questi dispositivi di fissazione interna falliscono o si verifica una non-unione nella popolazione anziana e in quei pazienti con una scarsa qualità dell’osso, l’artroplastica dell’anca costituisce una valida opzione di salvataggio. Inoltre, pazienti selezionati ad alto rischio di insuccesso clinico dopo frattura inter-trocanterica o sub-trocanterica possono essere candidati ad intervento chirurgico di artroplastica primaria. In questo articolo, gli Autori descrivono una tecnica chirurgica di artroplastica in caso di fratture e non-unioni peri-trocanteriche che conserva la massima quantità di patrimonio osseo con un basso rischio di dislocazione postoperatoria.

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