Home > Riviste > Minerva Ortopedica e Traumatologica > Fascicoli precedenti > Minerva Ortopedica e Traumatologica 2009 December;60(6) > Minerva Ortopedica e Traumatologica 2009 December;60(6):515-26

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
Indexed/Abtracted in: EMBASE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


eTOC

 

  ORTHOPEDIC TRAUMA UPDATE PARTE II


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2009 December;60(6):515-26

Copyright © 2009 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Chiodi intramidollari nel trattamento delle fratture d’anca extracapsulari

Desy N. M., Bergeron S. G., Berry G. K., Reindl R., Harvey E. J.

Division of Orthopaedic Surgery, Montreal General Hospital, McGill University Health Centre, Montreal, QC, Canada


PDF  


Le fratture prossimali del femorale e quelle dell’anca sono lesioni che vengono comunemente trattate dai chirurghi ortopedici. Una grande percentuale di queste fratture d’anca sono extracapsulari e sono rappresentate da fratture intertrocanteriche. Ideal-mente, esse dovrebbero essere trattate tempestivamente, con l’obiettivo di ripristinare la funzionalità dell’arto colpito, consentendo una mobilizzazione precoce e il ritorno alle normali attività quotidiane. La maggior parte di queste fratture viene trattata adeguatamente con alcuni dei metodi più testati e validati della chirurgia ortopedica. Restano tuttavia alcuni sottogruppi di fratture che sono in attesa di essere meglio definite, per le quali le nuove modalità di trattamento e di approccio devono essere chiarite. Le fratture d’anca extracapsulari sono state tradizionalmente trattate con un impianto extramidollare, più comunemente con la compressione dell’articolazione dell’anca. Negli ultimi anni i dispositivi intramidollari hanno guadagnato poplarità ed hanno rimpiazzato velocemente la compressione dell’articolazione dell’anca come impianto di scelta, nonostante la mancanza di una chiara evidenza che ne dimostri una definitiva superiorità. Gli autori hanno rivisto la letteratura disponibile relativa al trattamento delle fratture extracapsulari prossimali del femore, note come fratture intertrocanteriche, e forniscono l’evidenza biomeccanica e clinica più recente a supporto dell’utilizzo o di un dispositivo intramidollare o di uno extramidollare. Le prime generazioni degli impianti intramidollari hanno evidenziato un tasso maggiore di complicanze, principalmente da fratture peri- e postoperatorie della dialisi femorale. Gli impianti più recenti hanno evidenziato una riduzione del tasso i complicanze rispetto ai chiodi intramidollari utilizzati in precedenza, sebbene non sia ancora stato dimostrato un chiaro vantaggio di questi impianti rispetto ai dispositivi extramidollari per quanto riguarda la fissazione di fratture intertrocanteriche stabili o instabili. Tuttavia, il metodo di trattamento preferito per le fratture intertrocanteriche ad obliquità rovesciata è rappresentato da un dispositivo intramidollare.

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail