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ULTIMO FASCICOLOMINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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  ORTHOPEDIC TRAUMA UPDATE PART I


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2009 Ottobre;60(5):403-29

lingua: Inglese

Quando operare le fratture di bacino?

Benneker L. M., Keel M.

Department for Orthopedic Surgery, Inselspital, University of Bern, Switzerland


PDF  ESTRATTI


Le fratture di acetabolo rappresentano il 3-8% del totale delle fratture di tutte le ossa del corpo, e tra tutte sono quelle caratterizzate dal più alto tasso di mortalità, essendo spesso associate a sanguinamento grave e lesioni maggiori toraciche e addominali. Le cause più frequenti sono: incidente automobilistici (57%), pedoni investiti da automobili (18%), incidenti motociclistici (9%), cadute (9%), trauma da schiacciamento (4%) e traumi praticando sport e attività ricreative (3%). In generale, le lesioni possono essere suddivise in due gruppi: da un lato i traumi ad alta energia, che determinano rotture dell’anello pelvico, fratture-lussazioni dell’anca e dissociazione sacroiliaca; dall’alto lato traumi a bassa energia con fratture di acetabolo, sinfisi o sacro in pazienti più anziani affetti da osteoporosi. Anche dopo l’introduzione dei principi dell’Advanced Trauma Life Support (ATLS©), in molti centri traumatologici le fratture di bacino continuano ad avere un alto tasso di mortalità, di circa 15% (range 3-30%) in generale per tutti i tipi di frattura, circa 27% (range 10-42%) quando è presente un’instabilità emodinamica, e fino al 50-60% per le fratture esposte. Dei pazienti che muoiono per emorragia, 62% muoiono per emorragia intrapelvica, nel 38% dei casi sono associate emorragie esterne, intratoraciche o intraaddominali. La complessa condizione del paziente politraumatizzato richiede un approccio multidisciplinare con algoritmi decisionali mirati alla situazione locale e individuale, che possono talvolta differire dalle priorità usuali del trattamento delle fratture, quali il ripristino della stabilità e dell’anatomia. La seguente panoramica affronta le priorità dei principi di trattamento che impongono le indicazioni chirurgiche nella condizione particolare della frattura di bacino: 1) controllo dell’emorragia, 2) controllo della contaminazione, 3) decompressione in caso di compromissione neurologica, 4) stabilità, 5) riduzione anatomica. Mentre le prime tre priorità sono parte della gestione iniziale dell’emergenza, e sono comprese negli algoritmi di trattamento iniziali di trattamento, la stabilità e la riduzione anatomica rivestono un’importanza minore nel trattamento in acuto, ma rimangono fondamentali per la guarigione finale e l’outcome a lungo termine. Gli algoritmi di trattamento e le raccomandazioni presentate in questo lavoro sono basati su un’analisi della letteratura degli ultimi 20 anni, le ricerche condotte dagli autori stessi e le preferenze espresse dall’istituto degli Autori stessi.

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