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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2009 Aprile;60(2):99-103

lingua: Italiano

Fratture dell’omero prossimale: risultati clinici e radiografici con diverse tecniche di osteosintesi

Pappalardo S., Braidotti P., Ceretti M., Manauzzi E.

Unità Operativa Complessa di Traumatologia d’Urgenza DEA 2 Università di Roma “La Sapienza” Policlinico Umberto I, Roma, Italia


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Obiettivo. L’intento di questo studio è stato quello di stabilire quale sia il metodo classificativo migliore per individuare il trattamento più efficace per i diversi tipi di fratture.
Metodi. Lo studio è stato condotto su di un campione randomizzato di 66 pazienti di cui 51 donne e 15 uomini con un’età media di 72,57 anni ed un follow-up medio per paziente di 18,4 mesi. Al pronto soccorso è stata posta diagnosi di frattura Neer II in 31 pazienti, frattura Neer III in 5 pazienti, frattura Neer IV in 10 pazienti. Il trattamento è stato prevalentemente a cielo chiuso; 17 pazienti sono stati trattati con fili di Kirschner, 26 con chiodo endomidollare, 3 con osteosintesi con viti libere, 2 con emiartoplastica, 4 con fissazione esterna (FE) TGF gexfix exfix.
Risultati. Il Constant Score al termine di ogni follow-up è stato di 72,63 punti su 100. Dei 52 pazienti trattati chirurgicamente le complicanze rinvenute postoperatoriamente si sono limitate a 2 casi di infezione e a un caso di migrazione dei fili di Kirschner, una scomposizione secondaria, una sola necrosi della testa omerale. I risultati ottenuti sono da considerarsi soddisfacenti considerata l’elevata età media della popolazione in esame (72,57 anni) e ciò è da ricondurre anche ad un’efficiente trattamento riabilitativo postoperatorio unito all’impiego di tecniche chirurgiche mini-invasive. Pertanto la riduzione a cielo chiuso e la sintesi percutanea con fili di Kirschner o chiodi endomidollari hanno permesso di contenere sensibilmente il rischio di complicanze settiche e circolatorie.
Conclusioni. Nei soggetti anziani, osteoporotici, con scarsa richiesta funzionale il metodo da noi adottato sembra garantire un giusto compromesso tra i risultati radiografici e clinico funzionali.

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