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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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REVIEW  


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2009 Febbraio;60(1):83-92

lingua: Inglese

Protesi della spalla nell’osteoartrite dell’articolazione scapolo-omerale

Ambacher T

Department of Shoulder Surgery ARCUS Clinic, Pforzheim, Germany


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L’artrite primitiva gleno-omerale è una delle indicazioni maggiori per l’impianto di un’endoprotesi di spalla. Attualmente vengono preferiti gli impianti modulari che consentono un adattamento esatto alla geometria individuale della parte prossimale dell’omero. Questi impianti di quarta generazione possono ristabilire le tensioni fisiologiche e il centro di rotazione. Quale strumenti standard della procedura diagnostica viene raccomandata l’esecuzione nel periodo pre-operatorio di una radiografia convenzionale a due proiezioni (antero-posteriore ed assiale) e una risonanza magnetica (magnetic resonance imaging: MRI). Quando sono presenti difetti ossei si esegue una tomografia computerizzata (computer tomography: CT). Per l’impianto della protesi si raccomanda l’approccio delto-pettorale. Nella maggior parte dei casi la glenoide è inclusa nel processo artritico, il che significa che vi è necessità di una protesi totale. I risultati che si ottengono con le protesi totali sono superiori a quelli ottenuti con emi-endoprotesi. Nel paziente più anziano la base della protesi viene più frequentemente cementata, mentre nel paziente più giovane è anche possibile una fissazione senza cemento, con buon risultato osseo. I tassi di allentamento riportati da studi con follow-up di 10 anni su pazienti con protesi cementate sono ben al di sotto dell’1%. Il punto debole di una endoprotesi di spalla è ancora rappresentato dalla sostituzione della glenoide. L’impianto è tecnicamente difficile. Le sostituzioni delle glenoidi cementate vengono considerate uno standard. Clinicamente, è stato rilevato un allentamento in circa il 10% dei casi a distanza di 10 anni e sino all’80% dei casi nei quali erano radiograficamente dimostrabili bordi litici. Gli sviluppi più recenti sono rappresentati dagli impianti della testa omerale, che vengono ancorati alla metafisi senza cemento. Ci si attende che questi impianti vengano in futuro utilizzati in un sempre maggior numero di pazienti con buona situazione ossea.

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