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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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REVIEW  


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2008 December;59(6):343-54

Copyright © 2008 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Prevenzione delle fratture osteoporotiche nelle donne in post-menopausa

Javid K. S. 1, Karim M. A. 1, Keenan J. 2, Fekry H. 2, Garlick N. 3, Maruthainar N. 3

1 Department of Arthroplasty Derriford Hospital, Plymouth, UK
2 Department of Orthopedics Derriford Hospital, Plymouth, UK
3 Department of Orthopedic Surgery Royal Free Hospital, London, UK


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L’osteoporosi è definita come una densità minerale ossea (bone mineral density, BMD) inferiore al picco raggiunto in età adulta >2,5 deviazione standard. L’osteoporosi costituisce un problema di salute per milioni di persone, soprattutto per il rischio di fratture, giacché ogni anno ne provoca circa due milioni. Le fratture possono avere un profondo impatto sulla qualità di vita, poiché determinano nel paziente dolore, disabilità, perdita di indipendenza e anche la morte. Le fratture comportano anche una notevole spesa economica, con costi annui di miliardi di euro. Fortunatamente, i ricercatori producono continui passi avanti utili per mantenere le ossa in salute e prevenire fratture debilitanti. Gli studi clinici hanno mostrato che la nutrizione e l’attività fisica riducono il grado di osteoporosi. Una metanalisi di trial clinici ha mostrato che l’integrazione di calcio riduce il rischio di fratture vertebrali di circa il 23%. Chapuy et al. hanno studiato il ruolo degli integratori con combinazione di calcio e vitamina D. Hanno rilevato una riduzione del rischio di fratture del femore prossimale del 43%. Wagner et al. hanno mostrato che l’alendronato incrementa la BMD dell’8% in tre anni. Black et al. hanno mostrato che l’alendronato riduce il rischio di fratture del femore prossimale di circa 53%, delle fratture vertebrali sintomatiche del 45% e delle fratture di polso del 30%. Harris et al. hanno dimostrato che il risedronato, un difosfonato, incrementa la BMD del 5% a livello vertebrale e dal 2% al 3% a livello dell’anca nelle donne con osteoporosi post-menopausale. Chesnut et al. hanno condotto uno studio sull’ibandronato, un difosfonato, che, assunto quotidianamente, riduce il rischio di nuove fratture vertebrali del 62%. Neer et al. hanno mostrato che l’iniezione quotidiana di paratormone o del suo frammento amino terminale aumenta la formazione di osso e la massa ossea. Il trattamento con acido zolendronico per un periodo di tre anni riduce il rischio di fratture vertebrali del 70% e il rischio di fratture del femore prossimale del 41% e incrementa la BMD da 5% a 6%. È stato dimostrato che il raloxifene, un modulatore ormonale selettivo (SERM), riduce le fratture vertebrali fino al 50% dopo tre anni. Inoltre, la genetica è responsabile del BMD fino al 75%. La genetica può aiutare i ricercatori a sviluppare farmaci che possono prevenire o invertire la perdita di osso che porta all’osteoporosi (Foglio informativo dell’Istituto Nazionale di Salute - National Institutes of Health). Fleurence et al. hanno dimostrato il rapporto costo-beneficio del trattamento dell’osteoporosi. La terapia con difosfonati è più efficace nella popolazione di età ≥70 anni ed è verosimilmente inefficace (costo-beneficio) nella popolazione ≤50 anni. Rimangono dei dubbi sul costo-beneficio dei bifosfonati nella popolazione compresa tra 60 e 69 anni. Nelle donne con basso BMD senza fratture precedenti, il trattamento con alendronato o risedronato sembra essere efficace come rapporto costo-beneficio in alcuni paesi (Gran Bretagna, USA, Danimarca), ma rimane l’incertezza sul rapporto costo-beneficio dell’etidronato nella popolazione di età maggiore. La terapia con alendronato potrebbe essere efficace per le donne con un T-score di -2,4 DS negli USA. Lo screening per BMD basso e trattamento con alendronato ed etidronato sembra essere efficace nelle donne postmenopausa in generale e per le donne affette da artrite reumatoide che avviano la terapia corticosteroidea. È stato anche dimostrato che la terapia con alendronato senza screening potrebbe essere efficace in alcune popolazioni maschili a rischio, come anche in donne che avviano la terapia corticosteroidea oltre l’età di 40 anni.

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