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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2008 October;59(5):283-98

lingua: Italiano

Patomeccanica “regressiva” delle fratture articolari del radio distale e salvataggio con l’intervento di ricostruzione della Coxa Manus

Grippi G. M.

Struttura Ospedaliera Semplice di Chirurgia della Mano Struttura Ospedaliera Complessa di Ortopedia e Traumatologia Ospedale San Lazzaro di Alba ASL CN2 del Piemonte, Alba, Cuneo, Italia


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Obiettivo. Frequente esito delle fratture dell’estremo distale del radio (EDR) è la limitazione della radio-carpica, con spontaneo riassetto della cinematica carpale per cui il movimento residuale viene trasferito nella medio-carpica, sulla testa del capitato. Questa opportunità è un interessante adattamento al trauma, prodotto dall’Evoluzione durante la Filogenesi dell’Autopodio Anteriore dei Primati, fino al particolare assetto del carpo umano. Infatti, secondo la meccanica biarticolare concentrica il carpo è congegnato come una protesi biarticolare di femore che, nella testina protesica – riprodotta dalla testa del capitato ha il centro di rotazione (CR). In questa similitudine, il capitato su scafoide e lunato costituisce una enartrosi posta al centro del carpo. Questa è la CM: la “vera” e più antica articolazione del carpo, di cui viene discussa l’origine nella filogenesi; per cui il carpo bi-articolare dell’uomo deriva dal carpo mono-articolare dei Dinosauri a seguito degli input meccanici del processo di brachiazione dei Primati con prove che dimostrano che il condilo carpale e la radio-carpica sono acquisizioni recenti e secondarie, non essenziali al movimento. Questi concetti ridimensionano la necessità del recupero della radio-carpica danneggiata. In altri termini, sfruttando la suddetta proprietà adattativa, nel polso sofferente postfrattura dell’EDR è possibile sacrificare chirurgicamente l’articolazione ed “elementarizzare la funzione del massiccio carpale” concentrando tutto il movimento nella CM.
Metodi. La suddetta prassi è stata realizzata nell’intervento di ricostruzione della Coxa Manus (RCM) che consiste in una parziale artrodesi radio-carpica associata con l’asportazione della porzione distale dello scafoide. L’intervento modella una CM “ancestrale” riconvertita nell’unicum articolare del carpo e col CR definitivamente stabilizzato. In altri termini, viene abolito il movimento della radio-carpica danneggiata e amplificato quello della medio-carpica indenne, strutturando il massiccio carpale analogamente all’articolazione dei Teropodi Maniraptors. A sostegno, vengono mostrati nove pazienti trattati con la RCM fra il 1999 e il 2007.
Risultati. I risultati (valutati secondo i parametri della Mayo Wrist Score Chart, con un follow-up medio di 2,8 anni) sono stati giudicati soddisfacenti in tutti i casi.
Conclusioni. Nel polso sofferente post-frattura dell’EDR, la RCM ha dimostrato di essere valida procedura di salvataggio in grado di ottimizzare l’adattamento che la natura ha predisposto nel carpo per minimizzare il danno traumatico, con risultati attendibili e soddisfacenti.

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