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ULTIMO FASCICOLOMINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia

Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
Indexed/Abtracted in: EMBASE, Scopus, Emerging Sources Citation Index

Periodicità: Trimestrale

ISSN 0026-4911

Online ISSN 1827-1707

 

Minerva Ortopedica e Traumatologica 2008 Giugno;59(3):179-91

 REVIEW

Le fratture-lussazioni della Lisfranc: aggiornamento sulla classificazione, diagnosi e trattamento

Fino A., Torasso G., Valente A., Sabatini L., Trecci A., Uslenghi M.

Clinica Ortopedica S. Luigi di Orbassano, Torino, Italia

Le fratture-lussazioni della regione tarsometatarsale sono relativamente rare, tanto da rappresentare circa lo 0,2% di tutte le fratture, con un’incidenza di 1 caso/50 000/anno. Il meccanismo traumatico è spesso difficile da valutare, poiché i vettori delle forze in gioco hanno direzione e intensità diverse e variamente confinate nel tempo, legate alla molteplicità delle circostanze traumatiche. Tra le numerose classificazioni proposte in letteratura quella anatomica è la più intuitiva e di facile applicazione clinica; nella maggior parte, infatti, vi è mancanza di relazione tra meccanismo causale, aspetto anatomico, aspetto radiologico e valore prognostico effettivo. La complessità dei meccanismi lesionali della Lisfranc impone un’attenta ricerca delle lesioni associate, primitive e secondarie. La radiologia tradizionale, con semplici proiezioni antero-posteriori, latero-laterali e oblique a 30° è in grado di documentare le dislocazioni più gravi. Spesso però non consente di rilevare le lesioni minori: di fronte al sospetto clinico è necessario quindi ricorrere a uno studio radiografico più accurato, rappresentato da TC e RMN. La prima consente di valutare precisamente il grado di diastasi articolare, mentre la seconda permette una accurata ricostruzione del legamento di Lisfranc. Il trattamento incruento con apparecchio gessato appare ormai indicato solo nei casi di lesione legamentosa lieve con segmenti articolari stabili, in cui non sia evidentemente necessaria alcuna manovra esterna di riduzione. Qualora sia possibile ottenere una riduzione anatomica della lesione altri autori propongono la fissazione con fili di K percutanei. Sempre più credito assume in letteratura la necessità del trattamento a cielo aperto con sintesi interna delle lesioni instabili: la visualizzazione diretta dell’articolazione consente un’affidabile riduzione con sintesi anatomica dei frammenti di dimensioni maggiori o l’asportazione di quelli più piccoli interposti. Solo nelle lesioni da schiacciamento più gravemente comminute risulta impossibile una riduzione anatomica. Ancora controversa appare la metodica di fissazione da utilizzare: fili di K, viti AO da corticale, viti cannulate, viti da spongiosa, viti riassorbibili in PLLA. Infine alcuni autori, soprattutto di scuola francese, nelle lesioni complesse pluriframmentarie ed instabili raccomandano l’artrodesi primaria in situ; tale metodica tuttavia presenta non pochi problemi tecnici in acuto, per la difficoltà di un corretto posizionamento dei singoli metatarsali.

lingua: Italiano


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