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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2008 February;59(1):7-14

lingua: Italiano

Il trattamento del piede piatto mediante endortesi di Giannini

Sabatino C., Fino A., Basso M., Viglierchio P., Zoccolan A., Torasso G.

Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche Clinica Ortopedica Università degli Studi di Torino Ospedale San Luigi Gonzaga, Orbassano, Torino


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Obiettivo. Scopo dello studio è stato quello di valutare le modificazioni del valgismo calcaneare e le modificazioni cliniche che avvengono in seguito ad intervento di endortesi di Giannini in pazienti affetti da piede piatto.
Metodi. Su 86 pazienti trattati per piede piatto presso la Clinica Ortopedica dell’Ospedale San Luigi di Orbassano (Torino) tra il 1999 ed il 2005, sono stati selezionati 28 pazienti (50 piedi) trattati con endortesi di Giannini. Il follow-up medio è stato di 18 mesi; l’età media era di 9,7 anni. Sono stati esclusi dallo studio i soggetti affetti da piede piatto sintomatico, insufficienza del tendine del tibiale posteriore, retrazione del tendine d’Achille, malattie infiammatorie, tendinosi acute post-traumatiche, piede piatto non accompagnato da valgismo di calcagno e non riducibile, disordini neuromuscolari. Sono state utilizzate 42 endortesi da 8 mm di diametro e 8 da 10 mm di diametro. Tutti i pazienti sono stati valutati clinicamente nel pre- e postoperatorio misurando l’angolo di valgismo calcaneare e con la scheda proposta dall’American Orthopedic Ankle and Foot Society (AOFAS) per il retropiede e la caviglia; inoltre, nel postoperatorio sono state valutate l’impronta plantare secondo Viladot e l’asse radiografico di Meary.
Risultati. L’asse del retropiede in ortostatismo è risultato corretto nei limiti di norma in tutti i casi (quindi compreso tra i 5° ed i 7°): la media dei valori di valgismo di calcagno preintervento (un mese prima ) è passata da 12,63° a 5,89° nel postintervento (18 mesi dopo). Durante il follow-up a 3 mesi dall’intervento, in 4 piedi è stata rilevata una ipercorrezione, con associata supinazione dell’avampiede con risoluzione spontanea dopo al massimo 6 mesi dall’intervento. In 2 casi è stato necessario rimuovere bilateralmente l’endortesi da 10 mm per intolleranza. Secondo i criteri della scheda AOFAS, il punteggio medio complessivo, passando da 72 a 97,92 punti, ha subito un incremento di 25,92 punti (+36%). In 8 casi, bilateralmente, è residuato un piattismo di primo grado e radiograficamente in tutti i pazienti l’asse di Meary è risultato minore di 170°. Tutti i pazienti che praticavano attività sportiva prima dell’intervento continuano a praticarla.
Conclusioni. Il tipo di intervento correttivo utilizzato per il trattamento del piede piatto ha dimostrato dei buoni risultati, sia in termini di correzione del valgismo calcaneare, del retropiede e della caviglia, sia in termini clinici e radiografici, con una ripresa delle normali attività quotidiane, ponendosi come una buona alternativa agli interventi correttivi per piede piatto. Si tratta di un intervento tecnicamente poco impegnativo, rispettoso delle strutture anatomiche e la vite utilizzata è costituita da materiale riassorbibile, quindi non vi è necessità di un reintervento per la sua rimozione. In 2 casi, (8% del totale) si è proceduto alla rimozione bilaterale dell’impianto per intolleranza dello stesso.

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