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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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REVIEW  


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2007 Ottobre;58(5):423-37

lingua: Inglese

Prevenzione delle fratture dell’anca nell’osteoporosi

Neuprez A., Hiligsmann M., Bruyere O., Ethgen O., Reginster J. Y.

Department of Public Health Epidemiology and Health Economics CHU Sart Tilman University of Liège, Liège, Belgium


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La frattura dell’anca è la principale conseguenza clinica dell’osteoporosi. Essa è legata a una diminuita aspettativa di vita e a un peggioramento della qualità di vita, rappresentando un carico crescente per la sanità pubblica. Pochi farmaci si sono dimostrati inequivocabilmente in grado di ridurre il rischio di frattura dell’anca nei soggetti con osteoporosi. La somministrazione giornaliera di alendronato e il risedronato riduce il rischio di frattura dell’anca nei soggetti con bassa densità minerale ossea e fratture vertebrali prevalenti. La somministrazione endovenosa di bifosfonati è stata sviluppata in risposta alla scarsa aderenza a lungo termine ai trattamenti anti-osteoporosi per via orale. La somministrazione una volta all’anno di acido zoledronico riduce i tassi di frattura della colonna vertebrale, dell’anca e di altre sedi ossee. Anche lo stronzio ranelato, il primo farmaco per disaccoppiare la formazione ossea dal riassorbimento osseo, si è dimostrato in grado di ridurre le fratture dell’anca nei pazienti con oltre 74 anni di età e con prevalente bassa densità minerale ossea. L’apporto di calcio e di vitamina D rappresenta un pre-requisito per la gestione dei soggetti più anziani e dovrebbe essere associato sempre a farmaci anti-riassorbimento osseo o favorenti la deposizione ossea. La gestione non farmacologia dell’osteoporosi viene raccomandata, ma non può essere considerata un’alternativa al trattamento farmacologico, soprattutto nelle età più avanzate.

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