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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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Minerva Ortopedica e Traumatologica 2007 February;58(1):89-99

Copyright © 2007 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Il trattamento delle tendinopatie del tendine d’Achille. Revisione della letteratura

Chaudhry S. 1, Maffulli N. 2

1 Department of Trauma and Orthopaedic Surgery City Hospital, Birmingham, UK 2 Department of Trauma and Orthopaedic Surgery Keele University School of Medicine Stoke on Trent, UK


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La tendinopatia del tendine d’Achille è una patologia frequente, associata a una significativa morbidità nella popolazione sia atletica che non atletica. Il trauma è solitamente dovuto a sovraccarico, caratterizzato dalle modificazioni degenerative croniche della tendinosi piuttosto che dalla reazione infiammatoria acuta tipica della tendinite. L’eziologia della tendinopatia achillea è probabilmente multifattoriale, in conseguenza di fattori sia intrinsechi che estrinsechi. L’eccessivo carico del tendine durante l’attività sportiva vigorosa è considerato lo stimolo patogeno principale. Nelle fasi iniziali, la tendinopatia achillea spesso risponde favorevolmente al trattamento conservativo con riposo o modificazione dell’attività fisica, ortesi, crioterapia, stretching, massaggi frizionali profondi e correzione dei fattori predisponenti. La chirurgia è generalmente raccomandata in caso di fallimento del trattamento conservativo, generalmente dopo un periodo di almeno da 3 a 6 mesi. Il trattamento chirurgico include il debridement, la lisi delle aderenze macroscopiche, l’escissione delle lesioni intratendinee identificate con l’imaging preoperatorio o durante l’intervento. La tendinopatia di lunga durata è associata a risultati postoperatori scarsi, con un maggior tasso di reinterventi prima di raggiungere un risultato accettabile. I soggetti non atletici possono essere gravati, rispetto ai soggetti atletici con tendinopatia recidivante, da un periodo riabilitativo più lungo, più complicanze e un maggior rischio di reinterventi.

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