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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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  COMUNICAZIONI LIBERE


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2006 Agosto;57(4):361-5

lingua: Italiano

Trattamento delle fratture della regione trocanterica: la nostra esperienza

Mellano D. 1, Grosso E. 1, Tarello M. 2, Vigna Suria M. 2, Massè A. 3, Biasibetti A. 1

1 A.S.O. CTO CRF M. Adelaide Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia U.O.C. di Traumatologia Muscolo Scheletrica e Fissazione Esterna, Torino
2 I Clinica Ortopedica e Traumatologica Scuola di Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia Università degli Studi di Torino
3 U.O.S.D. di Traumatologia Complessa del Bacino, Torino


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Obiettivo. Le fratture dell’estremo prossimale del femore sono lesioni molto frequenti negli anziani, strettamente correlate all’osteoporosi. Questo tipo di fratture comporta un considerevole impegno economico pubblico e sembra rappresentare la principale causa di decadimento delle condizioni cliniche generali nei pazienti anziani. Scopo del nostro lavoro è quello di valutare il livello di autonomia, la mortalità, il ripristino delle capacità deambulatorie dei pazienti trattati per fratture della regione trocanterica.
Metodi. Tra l’ottobre 2002 e il settembre 2005 sono stati operati 349 pazienti con frattura trocanterica; sono stati inclusi nello studio 83 pazienti: 4 fratture del basicervicali, 63 pertrocanteriche, 13 per-sottotrocanteriche e 3 sottotrocanteriche. L’età media dei pazienti è di 75,75 anni (21-98). È stato valutato lo stato di salute pre-lesionale, la mortalità, il fallimento degli impianti e il recupero funzionale. Il follow-up minimo è stato di 8 mesi.
Risultati. I pazienti sono stati sottoposti a differenti tipi di trattamento chirurgico: 4 DHS,4 endovis, 4 fissatori esterni, 34 chiodi gamma di seconda generazione, 3 chiodi gamma di terza generazione, 33 PCCP e 3 PFN-A. Il follow-up medio è stato di 22,93 mesi. Nei 12 mesi successivi all’intervento chirurgico la mortalità è stata del 14,45%. La percentuale di fallimenti meccanici è stata del 7,04%. Nell’1,2% dei casi si è verificata un’infezione profonda. Il 36,1% (30/83) dei pazienti è ritornato ad un livello di autonomia sovrapponibile a quello precendente al trauma.
Conclusioni. Il trattamento delle fratture pertrocanteriche richiede continui sforzi volti a migliorare le caratteristiche meccaniche dei mezzi di sintesi, la qualità del tessuto osseo sul quale si deve intervenire e l’abilità tecnica dell’operatore. Ogni singola frattura deve essere attentamente analizzata e classificata. Trattare al meglio le fratture pertrocanteriche significa, prima di tutto, cercare di prevenirle e, qualora si verifichino, utilizzare il mezzo di sintesi meno aggressivo e che permetta il la funzionalità il più precocemente possibile.

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