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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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PROTESI SU FRATTURA  LE FRATTURE DELLA GLENO-OMERALE. SINTESI, PROTESI, ARTROSCOPIA:TECNICHE A CONFRONTO


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2006 Agosto;57(4):313-20

lingua: Italiano

Indicazioni alla protesi parziale di spalla nelle fratture dell’estremo prossimale di omero

Assom M., Blonna D., Fantino G., Bruzzone M., Rossi R., Castoldi F.

Divisione Universitaria di Ortopedia e Traumatologia Università degli Studi di Torino Ospedale Mauriziano “Umberto I”, Torino


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Il trattamento delle fratture complesse dell’estremo prossimale di omero è ancora un problema controverso. Questo è dovuto alla difficoltà di confrontare i risultati ottenuti nei differenti studi. Il tipo di frattura ed il rapporto con la perfusione ematica residua è importante nel determinarne il trattamento e nel predire il rischio di necrosi avascolare. L’integrità dell’arteria arcuata, la porzione intraossea della branca anterolaterale dell’arteria circonflessa anteriore, è importante per l’adeguata perfusione nella maggior parte delle fratture a tre e quattro frammenti. L’arteria circonflessa posteriore assume invece importanza nelle fratture a quattro frammenti impattate in valgo con risparmio del medial hinge. La corretta definizione dei segmenti ossei interessati ed il grado di scomposizione definisce i fattori predittivi dell’ischemia della testa omerale ma non dell’evoluzione in necrosi. La presenza di una frattura a 4 frammenti, frattura-lussazione, “impression-fracture”, l’interessamento prossimale del calcar od il medial hinge scomposto non sono, infatti, elementi sufficienti per predire con accuratezza il rischio di necrosi, né per prevedere i risultati funzionali dopo l’osteosintesi. Considerando questi elementi, suggeriamo la riduzione e l’osteosintesi come trattamento iniziale in pazienti di età inferiore ai 70 anni, affetti da frattura a tre e quattro frammenti e frattura lussazione, riservando invece l’impianto protesico al trattamento dei pazienti con dolore tardivo persistente in esiti traumatici. L’indicazione in acuto ad impianto protesico, va riservato ai casi di fratture complesse in pazienti di età superiore ai 70 anni che presentino osso osteoporotico, limitato bone stock, alto rischio di ischemia della testa o nelle fratture con interessamento della superficie articolare, anche in pazienti giovani.

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