Home > Riviste > Minerva Ortopedica e Traumatologica > Fascicoli precedenti > Minerva Ortopedica e Traumatologica 2006 Agosto;57(4) > Minerva Ortopedica e Traumatologica 2006 Agosto;57(4):261-8

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
Indexed/Abtracted in: EMBASE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


eTOC

 

CHIRURGIA COMPLESSA:TECNICHE PARTICOLARI  TENDENZE ATTUALI NELLA MODERNA CHIRURGIA DELL’ANCA. MODE E REALI NOVITÀ NEL 1° IMPIANTO


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2006 Agosto;57(4):261-8

lingua: Italiano

La protesi totale d’anca nella displasia

Rossi P., Castoldi F., Rossi R., Fantino G., Blonna D., Bruzzone M., Dettoni F.

Divisione Universitaria di Ortopedia e Traumatologia Università degli Studi di Torino Ospedale Mauriziano “Umberto I”, Torino


PDF  


La coxartrosi secondaria a displasia dell’anca (DCA), quando ha superato i limiti della chirurgia di salvataggio, ha varie soluzioni chirurgiche.
La scelta del trattamento chirurgico e del modello protesico dipende da diversi fattori, quali l’età del paziente, l’arco di movimento dell’anca, l’alterata biomeccanica in termini di insufficienza muscolare. I casi con deformità articolari non importanti possono essere trattati con la chirurgia standard con normali impianti protesici. Nei casi in cui le alterazioni morfologiche siano più gravi sia a livello acetabolare che femorale le tecniche utilizzate così come i modelli protesici sono più particolari. Nei casi di lussazione inveterata le modalità di approccio chirurgico, ove necessario, sono diverse dalle prime due situazioni.
Varie classificazioni sono state proposte per identificare e suddividere le complessità delle alterazioni morfologiche create dalla coxartrosi secondaria alla displasia congenita dell’anca. Scopo di questo studio è quello di individuare attraverso le classificazioni la tecnica chirurgica e l’impianto protesico più idonei. L’obiettivo, quindi, è quello di valutare la scelta della tecnica chirurgica per i gradi tipo I, II, III secondo la classificazione di Crowe.

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail