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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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LE PROTESI  TENDENZE ATTUALI NELLA MODERNA CHIRURGIA DELL’ANCA. MODE E REALI NOVITÀ NEL 1° IMPIANTO


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2006 Agosto;57(4):229-31

lingua: Italiano

Esperienza con il resurfacing dell’anca per via laterale diretta

Marinoni E. C., Trevisan C., Castoldi G., Mattavelli M., Nava V.

Clinica Ortopedica Università degli Studi Milano-Bicocca Ospedale S. Gerardo, Monza, Milano


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Le vie di accesso tradizionalmente proposte per il posizionamento di protesi di rivestimento sono in contrasto con le moderne tendenze di bassa invasività chirurgica. Una possibile alternativa è l’utilizzo della via laterale diretta descritta da Bauer nel 1979. Da circa 24 mesi abbiamo iniziato a impiantare in pazienti selezionati protesi di rivestimento usando un accesso laterale diretto modificato. Rispetto alla via originale, si prevede una sezione più anteriore del ventaglio muscolare del medio gluteo e l’incisione di medio gluteo e vasto laterale viene effettuata in una porzione più posteriore per ottenere un solido lembo tendineo. Una volta giunti sul piano articolare, la sezione della capsula articolare viene estesa anche alla sua porzione posteriore, così da migliorare l’extrarotazione femorale. Nell’approccio laterale diretto è importante evitare il nervo gluteo superiore. La via laterale diretta si dimostra sicura anche nei confronti dell’arteria circonflessa mediale del femore. La via d’accesso laterale diretta all’anca modificata si è rivelata adeguata per un’ampia visuale del campo operatorio. L’accesso al cotile è risultato soddisfacente in tutti gli interventi da noi eseguiti. L’accesso laterale diretto modificato si rivela, quindi, sufficientemente rapido e sicuro. Nella nostra esperienza, su 15 casi, si è verificato un solo caso di paralisi transitoria del nervo gluteo superiore, clinicamente manifesta con una temporanea positività del test di Trendelemburg, regredita spontaneamente dopo 6 mesi dall’intervento. In nessuno dei casi abbiamo avuto evidenza di necrosi della testa femorale né fratture del collo postintervento.

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