Home > Riviste > Minerva Ortopedica e Traumatologica > Fascicoli precedenti > Minerva Ortopedica e Traumatologica 2005 August;56(4) > Minerva Ortopedica e Traumatologica 2005 August;56(4):355-63

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
Indexed/Abtracted in: EMBASE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


eTOC

 

AGGIORNAMENTI IN TEMA DI FRATTURE  102° CONGRESSO DELLA SOCIETA' PIEMONTESE-LIGURE-LOMBARDA DI ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA (S.P.L.L.O.T.) - Brescia, 9-10 settembre 2005
LE NUOVE TECNOLOGIE, I MODERNI STRUMENTARI IN CHIRURGIA PROTESICA


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2005 August;56(4):355-63

lingua: Italiano

Trattamento delle fratture periprotesiche del femore

Calori G. M., D’Imporzano M., de Bellis U., Tagliabue L., Fadigati P.

III Divisione/CAD Istituto Ortopedico Gaetano Pini, Milano


PDF  


Obiettivo. Lo scopo di questo lavoro era verificare, sulla base della casistica disponibile, i risultati a medio e lungo termine del trattamento chirurgico nelle fratture dopo artroprotesi d’anca e, in particolare, se sia preferibile optare per la revisione protesica piuttosto che per l’osteosintesi.
Metodi. Sono state esaminati 91 casi di frattura di femore postoperatoria in pazienti portatori di protesi d’anca, trattati presso l’Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano nel periodo compreso tra gennaio 1986 e dicembre 1998. Di questi 91 casi, 86 (94%) hanno ricevuto un trattamento chirurgico e 55 pazienti (60%) sono stati rivisti a distanza. Di questi il 15% aveva un impianto primario, il 20% uno secondario e il 65% era portatore di una mobilizzazione protesica asettica.
Risultati. Secondo l’hip rating score di Harris in relazione al tipo di frattura, il trattamento incruento ha assicurato solo un 50% di buoni risultati, mentre con il trattamento chirurgico i risultati sono stati migliori. In particolare, per quanto riguarda l’osteosintesi, con montaggi stabili (placche e viti) è stato ottenuto il 55% di risultati soddisfacenti contro il 67% di risultati insoddisfacenti ottenuti con sintesi a minima (cerchiaggi). L’utilizzo, nei casi di mobilizzazione asettica dello stelo, di protesi long stem ha dato buoni risultati (80% di risultati soddisfacenti).
Conclusioni. Per ottenere la stabilità sia dell’impianto protesico sia delle frattura e una precoce mobilizzazione del paziente e garantire possibilmente un ritorno alla qualità di vita precedente al trauma, si dovrebbero rispettare queste linee guida: 1) in presenza di una frattura in protesi mobilizzata e scarso bone stock deve essere eseguita una revisione con protesi long stem, associata o meno a un’osteosintesi interna; 2) in presenza di una frattura in protesi senza segni di mobilizzazione e con accettabile bone stock, si deve procedere a un’osteosintesi interna stabile e solo successivamente, eventualmente, si deve eseguire la revisione; 3) in casi particolarmente gravi, deve essere rimosso l’elemento protesico, deve essere eseguita la sintesi dei frammenti di frattura attorno allo stelo di prova in opera nel canale diafisario riempito con innesto osseo auto o omoplastico morcellizzato, e solo successivamente si deve procedere al montaggio della componente femorale definitiva long stem, con l’accorgimento di ricercare un buon fit protesico.

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail