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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
Indexed/Abtracted in: EMBASE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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  FRATTURE DI FEMORE


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2003 October;54(5):381-401

lingua: Inglese

Aggiornamenti circa la patogenesi, la diagnosi e la profilassi multimodale della malattia tromboembolica in seguito ad artroplastica totale dell’anca

Salvati E. A. 1,2, Sharrock N. 3, González Della Valle A. 2,4

1 Hip and Knee Service Hospital for Special Surgery, New York, NY, USA
2 Department of Orthopaedic Surgery Weill Medical College Cornell University, Ithaca, New York, NY, USA
3 Department of Anesthesiology Hospital for Special Surgery, New York, NY, USA
4 Department of Orthopaedic Surgery Hospital for Special Surgery, New York, NY, USA


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Il potente stimolo trombogenico che si verifica in occasione dell’artroplastica totale dell’anca espone i pazienti a un rischio elevato di sviluppare una trombosi venosa profonda in sede prossimale e un’embolia polmonare come conseguenza dell’intervento chirurgico. Il rischio di questa complicanza potenzialmente fatale si è notevolmente ridotto nel corso degli ultimi 3 decenni, in seguito ai numerosi sviluppi nelle tecniche anestesiologiche, nelle procedure chirurgiche e nel trattamento perioperatorio del paziente. Sulla base della nostra esperienza, tra i fattori che hanno dato un contributo fondamentale alla riduzione del rischio di tromboembolismo vanno inclusi i seguenti: la donazione autologa di sangue in sede preoperatoria; l’anestesia epidurale ipotensiva con infusione di epinefrina; la somministrazione per via endovenosa di eparina non frazionata nel corso dell’intervento, prima della preparazione del femore, al momento della massima attivazione della trombogenesi; la rapidità della procedura chirurgica, in grado di minimizzare il tempo di occlusione della vena femorale e la perdita ematica; la compressione pneumatica; la mobilizzazione del paziente mediante esercizi di dorsiflessione attiva del piede e della caviglia immediatamente dopo l’intervento e la precoce ripresa della deambulazione. Se queste misure di prevenzione vengono scrupolosamente osservate durante il periodo postoperatorio, non risulta necessario attuare una chemoprofilassi postoperatoria di tipo aggressivo nel paziente che non presenta fattori predisponenti. Quanto detto trova riscontro nella nostra esperienza comune, che comprende oltre 4000 pazienti sottoposti a intervento di artroplastica totale dell’anca, studiati con attenzione durante il periodo compreso tra il 1988 e il 2000, tra i quali si è verificato un singolo caso di embolia polmonare a esito fatale. Al contrario, se queste precauzioni perioperatorie non vengono osservate, è necessario che la chemoprofilassi postoperatoria del tromboembolismo sia di tipo più aggressivo, specialmente nel paziente che presenta fattori predisponesti, e che non viene prontamente mobilizzato. Le ricerche future dovrebbero essere finalizzate a stabilire metodiche affidabili di identificazione dei pazienti che presentano una predisposizione al tromboembolismo postoperatorio. I risultati degli studi che abbiamo recentemente condotto suggeriscono che alcune caratteristiche, di tipo genetico e di tipo funzionale, che risultano essere associate alla trombofilia primitiva e all’ipofibrinolisi, potrebbero presentare un valore predittivo nei confronti dei pazienti che si sottopongono all’intervento di artroplastica totale dell’anca. Qualora fosse possibile identificare in modo sistematico tali pazienti prima che vengano sottoposti all’intervento chirurgico, essi potrebbero venire trattati in modo ottimale, mediante la metodica di profilassi più appropriata e degli strumenti di monitoraggio appositamente selezionati al fine di rispondere alla loro predisposizione individuale.

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