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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2003 August;54(4):305-20

lingua: Italiano

La chirurgia protesica del gomito nell’artrite reumatoide. Esperienza personale

Gualtieri G. V.

Centro per la Chirurgia in Artrite Reumatoide Casa di Cura S. Siro, Milano


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Obiettivo. Scopo di questo studio è valutare i risultati delle protesi di gomito soprattutto nei pazienti reumatoidi.
Metodi. Viene presentata l’esperienza dell’Autore in 30 casi di protesi di gomito specialmente in pazienti reumatodi (28 casi), a partire dal giugno 1986 fino al dicembre 2001. L’esperienza è divisa in 2 parti: la prima riguarda le protesi Souter-Strathclyde (maggio 1988-gennaio 1998), mentre la seconda riguarda le protesi GSB III impiantate dal febbraio 1998 fino al dicembre 2001. Una breve iniziale esperienza (giugno 1986-ottobre 1987) con la protesi GSB II (3 casi) non è stata valutata in questo studio in quanto non è stato possibile rintracciare i pazienti dopo 16 anni dall’intervento.
Risultati. I buoni risultati ottenuti con la protesi Souter-Strathclyde sono approssimativamente intorno al 70%, mentre quelli ottenuti con la protesi GSB III superano il 91%. Dobbiamo però rilevare che la nostra esperienza con la protesi di Souter è iniziata 10 anni prima di quella con la GSB III. Durante questo arco di tempo abbiamo avuto l’opportunità di correggere i nostri errori iniziali e di migliorare la tecnica chirurgica.
Conclusioni. La protesi di gomito, sulla base della personale esperienza, trova indicazione soprattutto nell’artrite reumatoide e, in secondo ordine, nell’artrosi post-traumatica come pure negli esiti di fratture articolari viziosamente consolidate o evolute in pseudoartrosi. Fattori determinanti per la durata di un impianto protesico sono il continuo miglioramento della tecnica chirurgica e l’evoluzione biomeccanica delle protesi come la GSB III a semi-costrizione. La componente omerale è fissata lassamente su un perno ulnare consentendo un angolo di 3°-5° di deviazione assiale e rotazione. Con questa libertà di movimento, gli ancoraggi nell’omero e nell’ulna sono meno vincolati e le sollecitazioni di forza non determinano dei picchi concentrati sulle estremità degli ancoraggi diafisari.

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