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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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LE DEFORMITÀ OSSEE E ARTICOLARI - RELAZIONI  100° CONGRESSO DELLA SOCIETÀ PIEMONTESE-LIGURE-LOMBARDA DI ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA (S.P.L.L.O.T.) - Pavia, 20-21 giugno 2003


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2003 Aprile;54(2):119-22

lingua: Italiano

Differenti soluzioni protesiche nella displasia congenita dell’anca

Croce A., Brioschi D., Nella S. G., Borgo E.

I Divisione Istituto Ortopedico “G. Pini”, Milano, Clinica Ortopedica Università di Milano, I Scuola di Specializzazione Ortopedia e Traumatologia


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Obiettivo. La displasia congenita dell’anca costituisce una patologia di carattere ortopedico che pone il chirurgo di fronte a difficoltà nella scelta del tipo di impianto protesico da utilizzare. L’anatomia dell’articolazione coxo-femorale si presenta, infatti, spesso alterata per la displasia stessa dell’articolazione o dagli esiti di interventi effettuati in passato.
È stato effettuato uno studio retrospettivo sugli impianti protesici utilizzati dal 1994 al 1999 nel nostro Istituto nei pazienti affetti da coxartrosi su base displasia.
Metodi. Per una valutazione dei diversi impianti sono stati presi in considerazione diversi I parametri, tra cui il recupero della normale biomeccanica articolare, la normalizzazione di eventuali dismetrie, la scomparsa del fenomeno di Trendelenburg e la comparsa di eventuali complicanze neurologiche periferiche, nonchè la valutazione della qualità dell’osso periprotesico attraverso la mineralometria ossea a doppio raggio fotonico (DEXA).
Risultati. Abbiamo rilevato come nel corso degli ultimi anni, all’interno del nostro Istituto, sia progressivamente diminuito l’impianto di artroprotesi cementate a vantaggio di impianti non cementati.
Conclusioni. Per l’età dei pazienti, che sono relativamente giovani (dai 20 fino a 65 anni), consigliamo l’uso di protesi non cementate, in quanto il loro utilizzo permette il mantenimento di un valido range of motion, ma soprattutto consente di conservare il bone-stock in caso di una alquanto probabile revisione futura dell’impianto protesico.
In pazienti giovani con elevate richieste funzionali è quindi fondamentale utilizzare impianti che richiedano il minimo sacrificio osseo, scegliere un impianto protesico che possa garantire una buona funzionalità articolare (corretto off set e correzioni di eventuali dismetrie) e infine scegliere attentamente i materiali delle componenti da utilizzare, in modo da porre i giusti presupposti per una lunga durata dell’impianto protesico.

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