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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2003 February;54(1):23-7

Copyright © 2003 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Il trattamento delle fratture pertrocanteriche instabili mediante l’uso di protesi da reimpianto (cervico-cefaliche biarticolari). Protesi a stelo lungo

Salvi A. E. 1, Metelli G. P. 2, Pazzaglia U. E. 1

1 2° Divisione di Ortopedia e Traumatologia Clinica Ortopedica dell’Università Università degli Studi di Brescia Spedali Civili di Brescia, Brescia 2 Divisione di Ortopedia e Traumatologia Azienda Ospedaliera “Mellino Mellini” Presidio Ospedaliero, Iseo (Brescia)


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Obiettivo. Il trattamento tradizionale per alcuni tipi di fratture pertrocanteriche si rivela assai spesso insoddisfacente a causa della loro peculiare instabilità. In letteratura sono descritti trattamenti tradizionali con vite dinamica-placca (dynamic hip screw: DHS), con chiodo e con apparecchio gessato che tuttavia, assai spesso non ottengono i risultati desiderati. Gli Autori riportano la loro esperienza nel trattamento di queste fratture utilizzando una particolare protesi a stelo lungo.
Metodi. Presso la Divisione di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Civile di Iseo (BS), dal maggio 1999 al febbraio 2001 sono state trattate con endoprotesi biarticolari “Stylos” 36 fratture pertrocanteriche pluriframmentarie e con artroprotesi “Kyra” 1 frattura pertrocanterica pluriframmentaria. La via di accesso utilizzata è stata quella di Hardinge-McFarland-Osborne. Il trattamento rieducativo è stato iniziato in 3° giornata dopo rimozione del drenaggio che avveniva in 2° giornata. La rieducazione deambulatoria è avvenuta in 6° giornata se il paziente era stato in grado di deambulare prima dell’evento traumatico.
Risultati. I risultati appaiono molto confortanti, in quanto non si sono mai riportati casi di decubito e i pazienti non hanno mai lamentato dolori. Questi aspetti hanno permesso una buona collaborazione nella fase di recupero funzionale. È stato registrato 1 solo caso di lussazione protesica.
Conclusioni. L’utilizzo di una particolare protesi da reimpianto ha permesso di superare i tradizionali problemi del trattamento chirurgico convenzionale e del trattamento conservativo. I pazienti, infatti, non lamentando dolore e potendo deambulare in tempi assai rapidi, sono risultati maggiormente collaboranti, contribuendo ad accorciare i tempi di recupero. Il costo della protesi appare, tuttavia, essere un aspetto a svantaggio del trattamento.

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