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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


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Minerva Ortopedica e Traumatologica 2001 August-October;52(4-5):195-200

Copyright © 2001 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Trattamento delle fratture metadiafisarie prossimali di omero con il chiodo endomidollare elastico di Marchetti-Vicenzi

Bonaspetti G., Fenu R., Bono S., Veneziani S., Pazzaglia U. E.


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Obiettivo. Le fratture complesse del III prossimale di omero non trovano ancora un trattamento standardizzato. In letteratura vengono descritti trattamenti incruenti, trattamenti cruenti con placche, chiodi endomidollari, fissatori esterni, ma in nessun caso i risultati sono tali da poter definire quel trattamento come gold standard.
Metodi. Presso la Clinica Ortopedica di Brescia dal 1996 al 2000 abbiamo trattato chirurgicamente 124 fratture di omero. Le frattura complesse prossimali trattate cruentemente con il chiodo di Marchetti-Vicenzi sono state 11. La tecnica chirurgica eseguita è stata quella descritta per il chiodo, paziente prono con accesso posteriore al gomito. A causa dello scarso controllo, offerto dal chiodo, della rotazione a tutti i pazienti è stato posizionato un tutore toracobrachiale per 4 settimane dopo l'intervento. La riabilitazione è stata iniziata alla rimozione del tutore. La valutazione dei risultati è stata fatta con lo schema di valutazione secondo Stewart, Harding e André.
Risultati. Dall'analisi sono risultati ottimi il 36,5%, buoni il 18,1%, discreti il 9,1%, scarsi il 36,3%. Le complicazioni sono state: 1 caso di pseudoartrosi, 2 casi di migrazioni prossimali del chiodo, 1 caso di paralisi del nervo radiale per intrappolamento del nervo nel callo osseo.
Conclusioni. Il trattamento delle fratture complesse prossimali di omero con il chiodo endomidollare elastico e la contenzione in tutore toracobrachiale per 4 settimane sembra essere un compromesso per ridurre al minimo l'aggressione chirurgica e permettere una riabilitazione precoce. Lo scarso controllo della rotazione e la migrazione prossimale del chiodo in pazienti osteoporotici ne limitano però l'utilizzo in casi selezionati.

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