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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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REVIEW  


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2000 December;51(6):333-44

Copyright © 2000 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Miti e realtà nell’accoppiamento dei biomateriali nelle artroprotesi d’anca

Rossi P., Sibelli P., Marmotti A., Rossi R.


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I biomateriali attualmente usati in ambito protesico non raggiungono ancora le proprietà ideali della cartilagine articolare. Le superfici di scorrimento negli accoppiamenti protesici sono, infatti, soggette ad usura, anche in relazione alle limitate capacità di lubrificazione; tale fenomeno condiziona la stabilità biologica secondaria dell'impianto protesico e la sua sopravvivenza, legate al grado di produzione di detriti e al conseguente rimodellamento osseo. I biomateriali che vengono più comunemente utilizzati sono: il polietilene ad altissimo peso molecolare; la ceramica; il metallo.
Non esiste attualmente un materiale ideale che unisca ottime proprietà meccaniche ad assoluta biocompatibilità. In considerazione dei limiti che gli attuali biomateriali presentano, la scelta dell'accoppiamento protesico avviene nell'ambito di un compromesso tra le reali esigenze del paziente e le caratteristiche dei diversi materiali disponibili.
Il polietilene mantiene un ruolo primario: gli impianti con polietilene sono utilizzabili nel 75% dei casi, mentre l'accoppiamento ceramica-ceramica è indicato nel 20% dei casi, in pazienti giovani (tra i 30 e i 50 anni), attivi e con elevate richieste funzionali.
L'accoppiamento metallo-metallo trova invece applicazione in una ridotta percentuale di pazienti (5%) attivi e di peso elevato, con aspettativa di vita non superiori a 20 anni.
Le ricerche future nell'ambito dei biomateriali, sono rivolte da un lato al miglioramento delle caratteristiche del polietilene e degli altri materiali attualmente in uso, dall'altro all'introduzione di nuovi materiali e disegni, per ottenere accoppiamenti protesici sempre più affidabili nel tempo.

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