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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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  95° CONGRESSO DELLA SOCIETA' PIEMONTESE-LIGURE-LOMBARDA DI ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA (SPLLOT) (La Spezia, 04-05 settembre 1998)


Minerva Ortopedica e Traumatologica 2000 Febbraio;51(1):17-20

lingua: Italiano

Il chiodo di Marchetti e Vicenzi nelle fratture ad alta energia dell'arto inferiore

Sala F., Fezzi P., Lovisetti G., Lovisetti L.


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Obiettivo. Negli ultimi anni si è definitivamente affermato il concetto della guarigione «biologica» delle fratture, sia nel trattamento incruento che chirurgico. Alla base di questo concetto si pongono la mancata apertura del focolaio di frattura e l'osteosintesi elastica della frattura stessa. Questo ha determinato un incremento dell'utilizzo del chiodo elastico intramidollare a fascio.
Metodi. Dal mese di novembre 1992 al mese di maggio 1998 sono stati trattati con il chiodo elastico a fascio di Marchetti-Vicenzi 140 pazienti, 66 per frattura di femore e 74 per frattura di gamba. Gli Autori hanno preso in considerazione 35 fratture «ad alta energia» (22 femorali e 13 tibiali) del tipo B3 e C della classificazione AO. Tutti i pazienti, eccetto uno che si è trasferito all'estero, sono stati seguiti sia clinicamente che radiograficamente.
Risultati. Tra le complicanze segnaliamo 3 pseudoartrosi (1 femorale e 2 tibiali), che sono state trattate, e 2 guarigioni con accorciamento inferiore a 1,5 cm a livello femorale. La consolidazione si è raggiunta in 16 settimane per le fratture femorali e in 12,5 settimane per le fratture di gamba.
Conclusioni. I risultati evidenziano che il chiodo a fascio garantisce un'adeguata stabilità rotatoria, richiede minima esposizione alle radiazioni ionizzanti e non necessita di alesaggio. Il chiodo deve essere «bloccato» prossimalmente nelle fratture comminute, con concessione differita del carico in quelle femorali e con utilizzo di tutore in quelle di gamba.

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