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MINERVA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA

Rivista di Ortopedia e Traumatologia


Official Journal of the Piedmontese-Ligurian-Lombard Society of Orthopedics and Traumatology
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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Ortopedica e Traumatologica 1999 December;50(6):209-16

lingua: Italiano

Controlli a confronto a più di 15 e a più di 10 anni delle protesi totali nel ginocchio reumatoide

Gualtieri G., Bertaiola F.


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Obiettivo. Questo lavoro si propone di valutare i risultati a lungo termine della chirurgia protesica del ginocchio nei pazienti affetti da artite reumatoide.
Metodi. Gli Autori presentano la loro esperienza, dall'ottobre 1976 al giugno 1998, su 632 protesi totali di ginocchio in pazienti affetti da artrite reumatoide. Allo scopo di conoscere i risultati a lungo termine, i pazienti sono stati divisi in due gruppi:
‹ pazienti operati da più di 15 anni (1976-1982);
‹ pazienti operati da più di 10 anni (1983-1987).
Nel primo gruppo figurano 46 primi impianti con 25 controlli (54,3%).
Nel secondo gruppo figurano 110 primi impianti con 87 controlli (79%).
Al momento del controllo nessuna delle protesi presentava segni clinici o radiografici di infezione.
L'indagine è stata condotta seguendo i criteri indicati dal protocollo di controllo delle protesi di ginocchio della ERASS.
Risultati. Gli A., nella classificazione dei risultati hanno tenuto conto solo di parametri clinici e radiografici inerenti strettamente all'impianto protesico e non di parametri di significato più generale (quali autonomia alla deambulazione, salire e scendere le scale, uso di presidi ortopedici, ecc).
Il risultato potrebbe infatti essere penalizzato dalla coesistenza di altre lesioni articolari nello stesso arto o in quello controlaterale.
L'importanza dell'evoluzione tecnologica di un modello protesico, ai fini della sopravvivenza dell'impianto, emerge chiaramente confrontando i risultati eccellenti e buoni a più di 10 anni della protesi Freeman ICLH (70,3%) con quelli di un modello più evoluto, cioè la protesi Freeman-Samuelson Mark II (90,6%) con una differenza percentuale pari al 20,3%.
Dall'esame dei nostri risultati, si evidenzia inoltre come la differenza percentuale fra i risultati eccellenti e buoni dello stesso modello protesico (Freeman ICLH) dopo più di 15 anni dall'impianto (62,5%) e dopo più di 10 anni (70,3%) sia solo del 7,8%.
Conclusioni. È lecito quindi pensare che certamente i fattori più decisivi per la sopravvivenza di un impianto protesico, siano proprio l'evoluzione biomeccanica della protesi stessa e la tecnica di ancoraggio nell'osso rispetto ad altri fattori come, nell'artrite reumatoide, l'osteoporosi e il trattamento steroideo.

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