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CASI CLINICI  


Minerva Oftalmologica 2011 September;53(3):69-73

Copyright © 2011 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Aspetti clinici, diagnostici e morfologici nella toxocariasi oculare: un caso clinico

Verallo O. 1, Fragiotta S. 2, Verboschi F. 2, Vingolo E. M. 2

1 Unità Operativa Complessa di Oftalmologia Ospedale “Santa Maria Goretti”, Latina, Italia 2 Dipartimento di Scienze Oftalmologiche Università La Sapienza di Roma, Polo Pontino Ospedale “Santa Maria Goretti”, Latina, Italia


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Toxocariasi è un termine clinico utilizzato per descrivere l’infezione causata da Toxocara Canis o Toxocara cati nell’ospite umano. Entrambi sono nematodi della famiglia degli ascaridi e i loro ospiti definitivi sono rappresentati da cani o gatti domestici, in cui possono vivere all’interno del lume del piccolo intestino. L’infezione nell’uomo è dovuta all’ingestione accidentale di uova embrionate da fonti contaminate, come il terreno o cibo contaminati. Questo parassita “verme tondo” può infettare l’occhio, causando riduzione o perdita della visione. Le manifestazioni oculari sono varie, dalla endoftalmite severa al riscontro occasionale durante una visita di routine. In questo lavoro vi riportiamo un caso di toxocariasi oculare in un uomo asiatico di 31 anni, che si presentava alla nostra osservazione lamentando un calo del visus. Inizialmente, l’esame del fondo oculare rivelava la presenza di un granuloma retinico in sede temporale e la successiva formazione di bande vitreali con trazione in sede maculare e del disco ottico. Nel nostro studio abbiamo analizzato la presentazione, gli aspetti clinici e morfologici ed il trattamento. La sierologia per Toxocara è stata eseguita con il test ELISA, che ha dimostrato una positività per le IgG. L’analisi morfologica è stata condotta con l’angiografia con fluoresceina (FA; HRA 2, Heidelberg Engineering) e con la tomografia ottica a luce coerente (OCT; Spectralis, Heidelberg Tomography). È stata quindi intrapresa una terapia medica con albendazolo. Successivamente, è stato proposto al paziente un’ approccio chirurgico che prevedeva una vitrectomia con peeling della membrana limitante interna.

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