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CASI CLINICI  


Minerva Oftalmologica 2004 June;46(2):125-32

Copyright © 2004 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Il trattamento precoce dell’anoftalmia congenita mediante l’utilizzo di autoespansori orbitari idrofilici

Sozzi D., Canzi G., Talatin C., Bozzetti A.


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L'anoftalmia congenita è una rara patologia malformativa conseguente al mancato sviluppo della vescicola ottica. A questo segue un microrbitismo, un microblefarismo e una ipoplasia emifacciale. Gli Autori riportano il trattamento precoce di un paziente affetto da anoftalmia congenita monolaterale, afferito presso la Cattedra e U.O. di Chirurgia Maxillo-Facciale dell'ospedale S. Gerardo di Monza, mediante impianto di autoespansori idrofilici in idrogel. La tecnica ha previsto l'inserimento a 7 mesi di vita di un autoespansore lentiforme con volume finale di 0,9 ml, per l'espansione delle palpebre, del sacco congiuntivale e per l'approfondimento del fornice. Dopo 3 mesi il primo espansore è stato sostituito con un autoespansore sferico da 2 ml di volume finale e dopo 12 mesi con uno da 3 ml, tuttora in sede, per l'espansione dello scheletro orbitario a cui è stata associata una protesi oculare posizionata già dall'età di 11 mesi. Il follow-up, di 30 mesi, è stato seguito con controlli clinici ed ecografici.
La procedura chirurgica è stata molto semplice e rapida.
Al termine del periodo di espansione palpebrale il sacco congiuntivale e il fornice erano adeguati per ospitare un espansore sferico e per ritenere una protesi orbitaria. Le rime palpebrali sono risultate simmetriche.
L'utilizzo di espansori sferici associati alla protesi oculare ha permesso di ottenere una buona simmetria dello scheletro facciale con un risultato estetico ottimale. In contrasto con le tecniche espansive che richiedono l'impiego di espansori a palloncino o conformatori siliconici, gli autoespansori idrofilici sono più confortevoli per i pazienti e richiedono un minor numero di interventi.

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