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Minerva Medicolegale 2016 Dicembre;136(3-4):25-38

lingua: Italiano

Le direttive anticipate di trattamento tra diritti umani, etica e bioetica in una prospettiva internazionale

Giuseppe R. PARENTE, Stefania C. BELLO, Natascha PASCALE, Emanuela TURILLAZZI, Margherita NERI

Sezione Dipartimentale di Medicina Legale, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università degli Studi di Foggia, Ospedale “Colonnello D’Avanzo”, Foggia, Italy


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In Italia, le questioni bioetiche e giuridiche legate al “fine vita” hanno attirato grande attenzione da parte del mondo scientifico e giuridico, dando vita ad un acceso, e ancora non sopito, dibattito. La morte e la scelta di come e quando morire si vanno affermando, sempre più, come diritti soggettivi e come oggetto di decisioni personalissime in un momento in cui i progressi della medicina consentono di modificare profondamente la naturale evoluzione delle fasi finali della vita. In questo contesto si inserisce la tematica delle cosiddette direttive anticipate di trattamento (DAT) che sollevano aspetti critici e spunti di riflessione relativi alla loro affidabilità e vincolatività ma, soprattutto, alle indicazioni operative contenute nelle DAT medesime allorquando esse riguardino la sospensione o il non inizio di trattamenti terapeutici di sostegno vitale, quali, ad esempio, la alimentazione e la idratazione artificiale. Nelle banche dati mediche, giuridiche e bioetiche, è stato quello di affrontare le complesse questioni di fine vita in un approccio multidisciplinare e di fornire uno sguardo comparativo internazionale per giungere alla conclusione della necessità, oramai non più procrastinabile anche nel nostro Paese, di una legislazione complessiva sul tema del fine vita, nel dovuto rispetto della diversità delle impostazioni teoriche ed ideali di ogni cittadino.

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