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Minerva Medicolegale 2012 December;132(4):217-25

Copyright © 2013 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Responsabilità paraoggettiva del medico nella chirurgia del transessuale andro-ginoide

Mauri F. 1, Gennari P. 2, Vigna D. 3, Massimelli M. 2

1 Medico Legale, libero professionista; 2 Università degli Studi di Torino Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche sez. di Medicina Legale; 3 Specialista in Urologia, libero professionista


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Con la sentenza n. 9471 del 19 maggio 2004, la Cassazione Civile si pronunciava sul caso di una transessuale che, dopo essere stata ricoverata per essere sottoposta a intervento chirurgico di cambiamento di sesso, attraverso l’asportazione del pene e la contestuale creazione di una vagina artificiale, lamentava l’impossibilità di poter intrattenere normali rapporti sessuali, adducendo la responsabilità del medico in ordine alla mancata riuscita dell’intervento. Con la suddetta sentenza, la Cassazione Civile ha utilizzato per la prima volta il termine di responsabilità paraoggettiva: sotto il profilo della responsabilità medica si tratta di una sentenza innovativa, che parrebbe avere avviato una lenta, ma graduale e costante, trasmigrazione dell’obbligazione professionale del medico da obbligazione di mezzi in obbligazione di “quasi-risultato”. Nel presente contributo, dopo una breve introduzione sul concetto giuridico di responsabilità oggettiva e dopo avere fornito alcune nozioni sulla chirurgia del transessuale andro-ginoide, cercheremo di analizzare nel dettaglio la sentenza della Suprema Corte, e vedremo come questa possa avere influito su alcuni pronunciamenti successivi. L’orientamento giurisprudenziale che emerge dalla nostra analisi appare chiaramente teso a spostare sempre più a monte la valutazione in termini di colpa della condotta del medico, esigendo non soltanto che sia diligente l’esecuzione dell’intervento, ma anche che il paziente sia diligentemente informato della natura e dei rischi della prestazione medica.

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