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Minerva Medicolegale 2011 June;131(2):33-8

lingua: Italiano

Rilevazione con scanner piano della faccia profonda dell’epidermide per l’identificazione dattiloscopica del cadavere dopo lunga permanenza in acqua

Giuliano A.

Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica per il Piemonte e la Valle d’Aosta, Torino, Italia


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È noto che nel cadavere le creste papillari permangono ed è possibile rilevarne l’impronta: generalmente è operazione semplice, ma in alcune condizioni (putrefazione, macerazione, mummificazione, saponificazione o carbonizzazione) si possono incontrare notevoli difficoltà; per questo, negli anni, sono state proposte molte tecniche più o meno invasive, dai calchi in silicone o lattice all’amputazione dell’ultima falange per successivi trattamenti. Recentemente, nel nord Italia, è giunto all’osservazione il cadavere di un uomo il cui stato era compromesso dalla putrefazione e dal lavorio delle acque di un torrente nel quale restò immerso per lungo tempo: l’epidermide delle dita era deteriorata, ma quella di un palmo, distaccata per macerazione, risultò conservata e utilizzabile. Da questa si è ottenuta una immagine di qualità della faccia profonda mediante scansione diretta con scanner piano. Per un più efficace processo di ricerca dattiloscopica, l’immagine è stata poi immessa nel sistema di ricerca Automated Palmprint Identification System (APIS) attraverso specifico processo di inserimento diretto così da mantenere la massima confidenza. La procedura seguita ha consentito di identificare il cadavere in poche ore e senza ricorrere a metodi invasivi.

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