Home > Riviste > Minerva Medicolegale > Fascicoli precedenti > Minerva Medicolegale 2008 Dicembre;128(4) > Minerva Medicolegale 2008 Dicembre;128(4):157-64

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

MINERVA MEDICOLEGALE

Rivista di Medicina Legale


eTOC

 

REVIEW  


Minerva Medicolegale 2008 Dicembre;128(4):157-64

lingua: Italiano

Il codice deontologico del medico: uno strumento di rilevanza pubblica al fine di indicare i “doveri” del professionista. Riflessioni sulla “deontologia” e sulla “morale”; ovvero sull'“etica” delle attività mediche

Ventre L.

Libero professionista, Cava de’ Tirreni (SA)


PDF  


Il codice deontologico, pur derivando dal potere di autogoverno e regolamentazione di un singolo ordine professionale, assume rilevanza pubblica e diviene uno strumento con cui giudicare, in sedi anche non ordinistiche, l’esistenza di manchevolezze nell’operato del professionista. La recente pubblicazione di un’aggiornata edizione ripropone però alcuni dubbi sulla relativizzazione e contestualizzazione storica dei principi affermati nel codice e su taluni aspetti della cosiddetta “etica laica” mutuati dalla società globale.
Si propone una riflessione su ciò che il medico deve individuare come valore della propria attività, e sul valore e significato di quella visione etica nominata “etica laica” che informa e pervade per buona parte il codice deontologico. D’altra parte ci si chiede se l’aderire alla visione dell’etica dei laici sia veramente fondante per l’agire del medico o non lo privi di “autonomia morale” e di visione etica. Nel codice deontologico oggi proposto, infatti, si confondono i problemi della coscienza individuale con i “doveri” del cittadino; e si ricerca la “codificazione” del rapporto con il “cittadino” non più qualificato “paziente”, quasi ciò fosse una necessità impartita dalla norma giuridica, precostituendo uno strumento ideologico che consenta, per esempio, di giustificare contemporaneamente la tutela “globale” della salute e dell’integrità della vita del cittadino e il “governo clinico” oppure “la pratica clinica assistenziale basata sull’ Ebm, nonché l’adesione a programmi di prevenzione e gestione dell’errore in sanità”. Nel richiamo costante alla importanza regolamentaria del codice deontologico si dimentica che la “deontologia”, nel senso dell’etimo, riguarda solo i “doveri” del professionista; che “etica” e “morale” non sono sinonimi; che è dai principi etici che dovrebbe discendere la condotta del professionista intesa come espressione complessiva del sue essere e, quindi, operare.

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail