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Minerva Medicolegale 2006 June;126(2):169-78

lingua: Italiano

Recenti pronunciamenti della Corte di Cassazione e concreta applicazione delle sanzioni penali previste dalla Legge Antidoping 376/2000

Zampi M. 1, Tassoni G. 1, Frati P. 2

1 Istituto di Medicina Legale Università degli Studi di Macerata, Macerata
2 Istituto di Medicina Legale Università degli Studi La Sapienza, Roma


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La legge 14 dicembre 2000, n. 376, all’articolo 1 comma 2 stabilisce che “costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti”. L’art. 9 della medesima legge prevede una pluralità di reati connessi al doping per i quali si fa riferimento all’art. 1 al fine della loro concreta configurabilità e applicazione; le figure delittuose sono perpetrabili sia da coloro che assumono, procurano ad altri, somministrano o favoriscono l’utilizzo di farmaci dopanti sia da coloro che commerciano tali sostanze. L’illiceità di tali condotte, al fine di integrare il reato, è soggetta a una condizione di operatività, deve infatti avere ad oggetto farmaci, sostanze o pratiche mediche, ricomprese nelle classi previste dall’art. 2 della L. 376/2000 e individuate con apposito decreto del Ministero della sanità, di concerto con il Ministero dei beni e delle attività culturali. Con la pronuncia dell’11 febbraio 2002 n. 11277, la Cassazione ha affrontato i primi problemi posti dalla L. 376/2000, alla quale sono seguite le sentenze n. 389 dell’11 aprile 2003 e n. 46764 del 2 dicembre 2004. Il presente studio prende le mosse dagli aspetti contenutistici delle 3 decisioni della Corte di Cassazione affrontando i temi legati all’efficacia delle sanzioni penali previste dalla L. 376/2000 in rapporto all’elemento oggettivo e soggettivo del reato, nonché, riguardo alla configurabilità del reato stesso.

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