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Minerva Medicolegale 2005 Marzo;125(1):9-18

lingua: Italiano

Il problema del cadavere sconosciuto visto attraverso uno studio retrospettivo di nove anni (345 casi): un problema ancora e sempre da risolvere

Cattaneo C., Giovanetti G., Porta D., Marinelli E., D'Agostino N., Grandi M.


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A fronte del crescente numero di cadaveri e resti umani rinvenuti privi d'identità, l'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Milano ha avviato nel 2001 la sperimentazione del nuovo protocollo identificativo ministeriale Automated Disaster Victim Identification System (ADVIS). Si è così studiata la casistica dei cadaveri sconosciuti giunti alla nostra osservazione dal 1995 al 2003 e le varie modalità identificative applicate utilizzando il protocollo in esame al fine di testarne applicabilità e problematiche d'impiego.
Su un campione di 345 cadaveri, il 65,8% è stato identificato a posteriori, il 17,68% è attualmente sconosciuto senza alcun sospetto d'identità e il 16,52% è rappresentato da cadaveri che presentavano alias all'esame dattiloscopico, ma senza le esatte generalità conosciute.
Per i cadaveri ben conservati (60,9%) sono prevalse l'identificazione visiva e quella dattiloscopica sulle altre metodologie identificative. Al contrario, per i cadaveri mal conservati (39,1%), è emersa la necessità di applicare metodologie scientifiche quali l'antropologia, l'odontologia e la genetica forense. Quest'ultima è risultata essere scarsamente applicabile; al contrario, le metodiche antropologiche e odontologiche sono risultate quelle più frequentemente utilizzabili, anche perché più economiche.
Sulla base di questi studi e dell'analisi della scheda ADVIS, che è risultata un ottimo protocollo identificativo, sono state evidenziate le problematiche che un medico legale potrebbe avere nella compilazione, soprattutto nei casi di cadaveri mal conservati: è fondamentale, infatti, che a questi medici vengano fornite quanto prima specifiche conoscenze di antropologia e odontologia forense.

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