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MINERVA MEDICA

Rivista di Medicina Interna


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  TROMBOSI


Minerva Medica 2013 April;104(2):119-30

lingua: Inglese

Approfondimenti sulla fibrillazione atriale

Mischke K. 1, Knackstedt C. 2, Marx N. 1, Vollmann D. 3

1 Department of Cardiology, Pneumology Angiology and Intensive Care Medicine University Hospital, RWTH Aachen University Aachen, Germany;
2 Department of Cardiology, Maastricht University Medical Center, Maastricht, The Netherlands;
3 Department of Cardiology and Pneumology, University Medical Center Göttingen Göttingen, Germany


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La fibrillazione atriale è il più comune disturbo di aritmia cardiaca clinicamente rilevante ed è associato a una maggiore morbilità e mortalità. I fattori di rischio più importanti per la fibrillazione atriale sono età avanzata, ipertensione arteriosa, diabete mellito, insufficienza cardiaca e malattia reumatica cardiaca. La fibrillazione atriale cronica è classificata come fibrillazione atriale parossistica, persistente, persistente di lunga durata e permanente. La conversione spontanea al ritmo sinusale si osserva nella fibrillazione atriale parossistica, mentre nella fibrillazione atriale persistente è necessaria la cardioversione farmacologica o elettrica al fine di ripristinare il ritmo sinusale. Nella fibrillazione atriale permanente, i tentativi di cardioversione sono falliti. Il controllo della frequenza è pertanto applicato solo nella fibrillazione atriale permanente, mentre nella fibrillazione atriale parossistica e persistente, in caso di persistenza dei sintomi e se età e comorbidità non presentano controindicazioni, si tenta il controllo del ritmo con farmaci antiaritmici e/o ablazione. Oltre alla gestione del ritmo, l’anticoagulazione per via orale è il cardine della terapia per la maggior parte dei pazienti con fibrillazione atriale. I punteggi di rischio, come il CHA2DS2-VASc, contribuiscono ad identificare i pazienti ad alto rischio di ictus e la necessità di terapia anticoagulante orale. Il sottoutilizzo di antagonisti della vitamina K nella pratica clinica è in parte causato da svantaggi notevoli: elevato rischio emorragico, finestra terapeutica limitata e interazioni farmacologiche multiple, che richiedono frequenti controlli di laboratorio per valutare il dosaggio individuale. I nuovi anticoagulanti orali mirati a trombina (dabigatran) o il fattore Xa (rivaroxaban, apixaban ed edoxaban) possono sostituire il warfarin in molti pazienti con fibrillazione atriale, grazie ai dati convincenti sia sull’efficacia, sia sulla sicurezza e la convenienza. Tuttavia, restano aperte le problematiche rispetto alla mancanza di antidoti specifici e ai costi elevati.

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