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Rivista di Medicina Interna


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  CARDIOLOGIA INTERVENTISTICA


Minerva Medica 2012 December;103(6):441-64

Copyright © 2012 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Tomografia a coerenza ottica: dalla ricerca alle applicazioni cliniche

Alfonso F., Sandoval J., Cárdenas A., Medina M., Cuevas C., Gonzalo N.

Interventional Cardiology, Cardiovascular Institute, IdISSC, San Carlos University Hospital, Madrid, Spain


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La tomografia a coerenza ottica (OCT) ha rivoluzionato l’imaging intracoronarico. L’inedita risoluzione spaziale di questa tecnica (15 μm) fornisce informazioni esclusive sulla microstruttura della parete coronarica. Attualmente, l’OCT è sempre più utilizzata nella pratica clinica e costituisce inoltre uno strumento di ricerca emergente molto solido. L’OCT permette la visualizzazione dettagliata delle placche aterosclerotiche e fornisce informazioni affidabili sulla composizione della placca (​​lipidica, fibrosa, calcifica), sebbene la penetrazione limitata nel tessuto precluda un’analisi completa del carico totale di placca. L’OCT è l’unica tecnica che consente misurazioni accurate dello spessore del cappuccio fibroso, un classico marcatore di vulnerabilità della placca, e rileva prontamente fibroateromi a cappuccio sottile. Nei pazienti affetti da sindromi coronariche acute, le rotture della placca associate a trombo rosso o bianco sono ben identificate. L’OCT è utile anche per valutare i risultati degli interventi coronarici. L’espansione dello stent può essere facilmente accertata. Inoltre, grazie alla risoluzione 10 volte maggiore, l’OCT è superiore all’ecografia intravascolare nella rilevazione di gradi minori di mal posizionamento strutturale, prolasso tissutale, trombo residuo e dissezioni del bordo. Inoltre, durante il follow-up, l’OCT ha un valore unico per rilevare la presenza di copertura strutturale e quantità lievi di proliferazione neointimale, che potrebbero rappresentare un indicatore surrogato valido per la sicurezza e l’efficacia dello stent a rilascio farmacologico. Infine, l’OCT è stata utilizzata per svelare i meccanismi di base coinvolti nel fallimento dello stent, vale a dire ristenosi intrastent e trombosi da stent. Pertanto, l’OCT sembra ideale per contribuire al progresso della nostra conoscenza fisiopatologica della coronaropatia e per migliorare i processi clinici decisionali, soddisfacendo la richiesta crescente di informazioni anatomiche sulle arterie coronariche da parte di medici e ricercatori.

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