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Minerva Medica 2012 October;103(5):377-82

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lingua: Italiano

Ruolo dell’ipomagnesuria nella colica renale da urolitiasi: risultati di uno studio prospettico sull’impiego di un protocollo di valutazione metabolica

Menditto V. G. 1, Lucci M. 1, Polonara S. 2

1 Dipartimento di Medicina Interna, Ospedali Riuniti di Ancona, Ancona, Italia;
2 Dipartimento di Emergenza, Ospedali Riuniti di Ancona, Ancona, Italia


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Obiettivo. La litiasi delle vie urinarie (urolitiasi) è una patologia in incremento nella popolazione generale. L’identificazione di eventuali disordini metabolici, suscettibili di terapia profilattica, appare clinicamente rilevante. Lo scopo di questo lavoro è l’analisi dei disordini metabolici che favoriscono e sostengono il processo di litogenesi nelle vie urinarie in una coorte di pazienti ricoverati nel Dipartimento di Emergenza per colica renale sostenuta da urolitiasi.
Metodi. È stato condotto uno studio di coorte prospettico non controllato. La popolazione di studio era rappresentata da pazienti adulti (età >14 anni) afferiti al Dipartimento di Emergenza per colica renale sostenuta da urolitiasi. Ogni paziente arruolato è stato sottoposto ad un prelievo ematico per creatininemia, uricemia e calcemia e alla raccolta delle urine delle 24 ore per la valutazione di pH, creatinina, sodio, calcio, ossalato, acido urico, fosforo e magnesio.
Risultati. Dei 39 pazienti inclusi nello studio, 21 (54%) erano di sesso maschile e l’età mediana era di 43,6 anni (range 20-70 anni). Il tipo di calcolo più frequentemente osservato è stato quello di ossalato di calcio (74%). All’analisi delle urine delle 24 ore, l’alterazione metabolica più frequente è risultata essere l’ipomagnesuria (22/39, 56%), seguita da ipocalciuria (31%), ipernatriuria (20%), iperuricuria (18%) ed iperossaluria (15%). Tra le associazioni di anomalie metaboliche, l’ipocalciuria/ipomagnesuria è stata quella osservata con maggiore frequenza (23%).
Conclusioni. È stata osservata un’incidenza di ipomagnesuria nei pazienti analizzati con colica renale mai descritta in letteratura. Questo risultato potrebbe essere di importanza nella conoscenza della patogenesi dell’urolitiasi e potrebbe avere interessanti risvolti nella pratica clinica.

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