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Rivista di Medicina Interna


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Minerva Medica 2011 April;102(2):161-8

Copyright © 2011 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Troponine ad alta sensibilità: dalla biochimica alle applicazioni cliniche

Gustapane M., Biasillo G., Della Bona R., Biasucci L. M.

Istituto di Cardiologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma, Italia


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Le troponine cardiache rappresentano il marker di scelta per la diagnosi di Sindrome Coronarica Acuta. La loro introduzione ha determinato un consistente aumento della specificità e della sensibilità rispetto ai marker adottati in precedenza, in particolare la creatin-chinasi MB: ciononostante il dosaggio delle troponine cardiache con la metodica tradizionale presenta alcuni limiti tra cui il tempo che intercorre tra l’inizio dell’ischemia miocardica ed il rialzo dei livelli ematici del biomarcatore e la difficoltà a distinguere il danno ischemico da quello di altra natura. La precocità nella diagnosi può essere ottenuta con l’adozione di troponine ad alta sensibilità, adottando quindi metodiche di dosaggio che presentino un coefficiente di variazione minore del 10 % al 99° percentile di una popolazione di riferimento e che siano in grado di rilevare valori misurabili di troponina nella maggior parte dei soggetti normali. La difficoltà nel distinguere il danno ischemico da quello di altra natura va affrontata considerando che solo il pattern di rapido aumento e diminuzione è solitamente attribuibile alla necrosi ischemica. Sono necessari altri studi per valutare l’eventuale ruolo prognostico di basse concentrazioni di troponina circolante (rilevate con i metodi ad alta sensibilità) e per stabilire i valori di cutoff al 99° percentile tra le varie categorie di individui in studio. È però fondamentale rimarcare come il rialzo dei livelli ematici del biomarcatore è un dato che va sempre inserito all’interno dello specifico contesto clinico del singolo paziente.

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