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MINERVA MEDICA

Rivista di Medicina Interna


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Medica 2010 June;101(3):135-47

lingua: Italiano

Il ritmo sonno-veglia nel paziente sottoposto a chemioterapia: uno studio retrospettivo

Gonella S. 1, Pirro E. 2, Mussa M. V. 3

AOU San Giovanni Battista, S. C. Ematologia 1, Torino, Italia


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Obiettivo. L’insonnia affligge oltre il 50% dei pazienti con cancro e si stima che la sua prevalenza sia quasi doppia rispetto a quella della popolazione generale; tuttavia, l’attenzione riservatale dalla comunità oncologica è piuttosto limitata se comparata ad altri sintomi come il dolore o la fatigue. Lo scopo di questo studio è valutare se esistono fattori che possono favorire l’alterazione del ritmo sonno-veglia e se un alterato ritmo nictemerale del sonno può a sua volta determinare condizioni che incidono negativamente sulla qualità di vita.
Metodi. Sono state prese in esame 101 cartelle di pazienti, in cura presso il COES dell’ASO San Giovanni Battista di Torino, deceduti nell’anno 2007 a causa di una patologia oncologica. Per ogni paziente sono state raccolte dalle cartelle cliniche e infermieristiche le seguenti informazioni: età, sesso, sede del tumore primitivo, presenza di dolore, patologie concomitanti, farmaci concomitanti, tipologia di trattamento, schema chemioterapico, (CT), sopravvivenza ed effetti collaterali. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi denominati rispettivamente “induttori sì” e “induttori no” in base a se avessero assunto o meno farmaci per il trattamento dell’insonnia. In seguito è stata valutata la presenza di differenze statisticamente significative tra i due gruppi circa i suddetti aspetti.
Risultati. Dall’analisi condotta è emersa una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi per quanto concerne la presenza di sindromi ansioso depressive (P=0,00001); il numero di induttori al sonno assunti in relazione alla contemporanea presenza di sindromi ansioso-depressive (P=0,01463) e gli effetti collaterali (P=0,0015). Per quanto riguarda il sesso femminile si è trovata una differenza statisticamente significativa tra il gruppo “induttori sì” e quello “induttori no”applicando il test di Fisher a 1 coda (P= 0,04170), mentre essa risulta solo marginale se si considerano entrambe le code (P=0,06121). Non è invece emersa una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi per ciò che concerne l’età media (P=0,61281), l’età mediana (P=0,9996), la sede del tumore primitivo (P=0,0815), le patologie concomitanti (P=0,4205), la sopravvivenza (P=0,5704), la presenza di dolore (P=0,53300) e la tipologia di trattamento (P=0,6466).
Conclusioni. I disturbi del sonno sono un problema che i malati tumorali hanno riferito da sempre ma che ultimamente ha registrato una notevole impennata in parallelo all’aumentata incidenza delle diagnosi di neoplasia. Essi, inoltre, non sono a sé stanti ma si viene a instaurare un “circolo vizioso insonnia-fatigue” dove non sempre è possibile individuare quale sia la causa e quale l’effetto. Futuri studi potranno far chiarezza non solo sui meccanismi sottesi a tale binomio, ma anche sull’eziologia dell’alterazione del ritmo circadiano.

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